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Nowhere Special

Una storia che ricorderemo

di

Siamo nella periferia di Belfast. John è un giovane uomo che forse ha sprecato le occasioni della sua vita, forse non le ha nemmeno mai avute. Per campare è finito a fare il lavavetri e nel suo quartiere è stimato e benvoluto da tutti, rari sono i clienti villani. John è perbene, educato, dignitosamente umile. Perché in fondo, senza accusare famiglia o società, sa di non avere combinato niente di buono nella vita. Tranne una cosa, un figlioletto di 4/5 anni, che sta tirando su da solo, con grande amore e attenzione. Tanto amore e attenzione sembrano contraddetti dalla sua ricerca di una famiglia cui dare il bambino in adozione. Per motivi che sapremo, accudito con solidarietà dai servizi sociali, John nei momenti liberi incontra diverse famiglie, tutti casi umani accuratamente cesellati, ma nessuna lo convince e non convince nemmeno il suo adorabile bambino, che ama molto il suo papà. Come finirà questa storia, come la prenderà il bambino e come la prenderà lo spettatore, quando capirà? Nowhere Special è un film raro, scritto e diretto da Uberto Pasolini (Still Life, Machan), si dice ispirato a una storia vera. E’ raro perché è la dimostrazione di molte cose: che si può fare un bel film con una storia semplice, fra l’altro in solo un’ora e mezza circa, che si possono tratteggiare i personaggi con delicatezza senza dover spiegare ogni risvolto, che si può far commuovere senza ricorrere al melodramma, che si può realmente emozionare senza voler essere strappalacrime. E questo si fa raccontando una storia che potrebbe succedere a gente comune, personaggi normali, che con dignità e decoro cercano di andare avanti nella vita senza gesti eclatanti, sopportando intanto pressioni inimmaginabili. Al tono del film si adegua la recitazione di un ottimo James Norton, sempre gentilmente sorridente, che lascia però ben trasparire la sua disperazione interiore, con uno sguardo limpido come i vetri che lascia perfettamente trasparenti, sui quali si riflettono le vite degli altri. Si tratta di un bellissimo personaggio, rarissimo esempio di grande pragmatismo, di ragionevolezza estrema. Si prende atto della situazione, si può cercare di capire come sia andata, anche se oltre un certo limite è inutile arrovellarsi, è solo destino, e con quel fardello si fanno i conti e si cerca di farli quadrare. Soprattutto nella sua semplicità, John sembra capire molte più cose di un laureato, riguardo al compito di un padre, riguardo all’eredità che si può lasciare ai propri cari anche andandosene. Il piccolo esordiente Daniel Lamont è sorprendente come spesso sono i bambini-attori anglosassoni. Perfetti nella loro naturalezza anche tutti i comprimari. Nowhere Special è un film senza divi, senza effetti speciali, speriamo attiri in sala molti spettatori grazie al passa-parola.

Un colpo di fulmine

10