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Noi – Us

Fuck Tha Police

di

Mettiamo di andare al cinema da ignoranti, senza sapere chi diavolo sia Jordan Peele, che film abbia fatto prima, sappiamo solo che il film Noi è venduto come un horror. Saremmo un po’ spiazzati dalle scritte iniziali che raccontano della rete di tunnel che si intersecano sotto parte del territorio americano, che permettevano la fuga degli schiavi dalle piantagioni, già soggetto del libro di Colson Whitehead e della serie tv Underground. E anche dall’incipit del film in cui sullo schermo di un vecchio televisore (siamo nell’86) si strombazza ai quattro venti della catena Hands Across America, con reaganiana retorica su un’America pacificata e unita. Ma anche così ci divertiremmo molto assistendo alle disavventure della famigliola Gabe, marito, moglie, figlia adolescente e maschio ragazzino, che al giorno d’oggi vanno beati a passare un weekend nella casa della nonna defunta, vicino alla spiaggia di Santa Cruz. La mamma non è felicissima, perché proprio su quella spiaggia, quando era una ragazzina (anni ’80 appunto), le era capitata una brutta avventura, si era smarrita in un inquietante baraccone del Luna Park. E la sera, qualcosa di brutto accadrà, di molto brutto. Evitiamo di dire altro della trama, per ovvi motivi, meno se ne sa più ci si diverte (spaventa, inquieta, che nell’horror è lo stesso). Ma mettiamo anche che fossimo andati al cinema sapendo benissimo chi sia Peele e che razza di film abbia già fatto con Get Out. E che sapessimo pure che dietro c’è sempre l’ormai mitico Jason Blum, personaggio dalla produzione creativa, trasversale, che travalica i generi (infatti Noi i generi li travalica eccome). E ci divertiremmo lo stesso, anche se non è detto tanto di più. La lettura più approfondita è politica ovviamente, quei doppi che si scatenano contro la famiglia, quelle “ombre”, non possono essere che gli “invisibili”, i reietti che, simili a noi, assistono senza poter partecipare, guardano ma non possono toccare, sentono ma non possono rispondere, subiscono ma non possono reagire, soffrono senza che nessuno li senta urlare. Tutto è formalmente perfetto in ogni minimo dettaglio, non c’è sguardo, inquadratura, nota musicale o effetto sonoro che non instilli inquietudine, minaccia, angoscia, paura (memorabile lo snip snip delle forbici che campeggiano sulla locandina originale). Ottima interpretazione di Lupita Nyong’o, in un doppio ruolo davvero pesante da sostenere. Winston Duke è il marito, adeguatamente tonto. Si possono citare maestri altissimi come Hitchcock e Romero ma vengono in mente in alcuni momenti anche Haneke o semplicemente The Strangers di Bertino, perché in fondo Us è un film del genere home invasion che vira sull’apocalittico per poi virare ancora da ben altra parte. Sono tante le letture che vengono suggerite e ciascuno le leggerà come vorrà (Us è uno di quei film dai quali esci pensando a quante interpretazioni ne leggerai). Parlandone preferiamo il titolo originale, perché Us è anche United States. Ma uniti dove, uniti chi? Per chi fosse curioso, questa è la citazione dal libro di Geremia salmo 11:11, citata più volte nel film, di cui consigliamo vivamente la lettura integrale: “Perciò, così parla l'Eterno: ecco, io faccio venir su loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò”.

intrigante

7