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Nevermind

Piccoli mostri, piccole storie

di

Siamo persone orribili, siamo psicopatici, disturbati, ossessionati, perversi, siamo ricchi e poveri, belli e brutti, buoni e cattivi, stupidi e intelligenti. Siamo esseri ma siamo umani? Con un film che è un collage di storie paradossali, assurde, surreali, Eros Puglielli ci dà una risposta in linea con il suo stile. L’autore conferma la sua predilezione per temi surreali/grotteschi, storie dove i destini di diversi personaggi si incrociano casualmente, così come nei suoi pochi film precedenti, con l’eccezione del thriller/horror Occhi di cristallo, del 2004. Negli ultimi anni ha preferito lavorare per la tv. Qui alla lontana viene in mente Storie pazzesche, film argentino del 2014, prodotto da Pedro Almodovar (ma anche i film del dimenticato Sandro Baldoni). Si raccontano le vicende assurde di un gruppetto di personaggi tutti a vario titolo collegati, nella Roma di oggi. Ma i loro legami servono solo a far succedere eventi, a provocare conseguenze, puri strumenti di un destino beffardo. Qualcuno è vittima innocente, qualcuno merita ciò che gli accade ma anche peggio. Incontriamo uno psicologo più volte investito da un carro attrezzi; un avvocato detto “il ravanatore” (che dice tutto del personaggio); una giovane donna e il marito, lui imprenditore fallimentare che ricorrerà a qualunque mezzo per salvare l’azienda, mentre lei si arrabatta facendo la babysitter di un’inquietante coppia; un ambizioso aspirante chef, debole di carattere però. Tutti si distingueranno per comportamenti insensati, riuscendo a coinvolgere lo spettatore nelle loro disavventure solo a tratti. Ma non è questo l’intento del regista probabilmente, che si diverte a mettere in scena mostruosità comportamentali varie, in una serie di scenette alcune spassose, altre tirate troppo per il lungo, pur partendo da uno spunto valido. Alla fine la moraletta è banale, anzi forse proprio non c’è. La carrellata tragicomica di “perversioni” si snoda lungo un filo conduttore che riporta all’invisibilità, come metafora più o meno diretta con gli atteggiamenti della nostra società. Ma di queste riflessioni poco passa allo spettatore che assiste alle avventure dei personaggi come fosse un film a episodi di anni passati, un puro viaggio nell’assurdo privo di punti di riferimento. Oggi anno di grazia 2019 non colpisce, non scandalizza un film che mostra solo personaggi orridi, con comportamenti grotteschi, alle prese con una società folle. Mettere in mostra lo sgradevole, il brutto e il cattivo, l’assurdo del mondo richiede una scrittura più precisa. Si poteva accettare negli anni passati, come diceva Monicelli, ma oggi che la realtà ci mette davanti personaggi veri che sono anche peggio di quelli di Puglielli, la fiction di questo genere non basta più. Ma non importa….

Si ride ma non basta

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