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Mr. Long

O dei molti usi di un coltello

di

Piace tanto all’immaginario collettivo la figura del killer. E così scrittori e sceneggiatori non si stancano di inventarne sempre nuovi, dalle tipologie sempre più bizzarre, freddi impiegati, efferati psicopatici, tormentati portatori di morte, compiaciuti aguzzini. Piacciono forse perché infrangono il massimo comandamento “non uccidere” e non lo fanno per odio, vendetta, difesa, ma con indifferenza, per soldi, come lavoro, spazzini agli ordini di infidi capi, impassibili esecutori di condanne su cui mai si interrogano. Mr. Long è uno di questi, da manuale, come lo conosciamo nel prologo. Ma subito dopo si manifesta la sua “diversità”, quando con le stesse mani appena sciacquate dal sangue delle vittime rinchiude amorevolmente morbidi dim sum col suo capo. Perché il sicario efficientissimo ha un dono segreto, sa cucinare benissimo, anche da due verdure saltate tira fuori una prelibatezza. Tutto crolla nella missione seguente. Mentre è in trasferta da Taiwan a Tokyo per conto della sua organizzazione, un’esecuzione va storta e Long riesce a stento a fuggire, ferito e solo. In un quartiere di baracche abbandonate, residui di una classe media spazzata via dalla crisi, grazie all’incontro fortuito con un piccino, figlio di una tossica, entra suo malgrado a far parte di una piccola comunità di brave persone, ex attori squattrinati, che lo aiutano a mettere su un carretto di cibo da strada. Long è bloccato là per problemi dei suoi datori di lavoro e, silenzioso e introverso come sempre, in nome della sopravvivenza si adegua, reso ancora più estraneo dalla differenza linguistica (lui parla solo taiwanese). Ma poco alla volta questa vita diversa lo permea, le persone intorno a lui incrinano la sua scorza, lampeggia la possibilità di una vita diversa, anche se il killer è ben conscio che si tratta solo di una breve parentesi. Mr. Long, scritto e splendidamente diretto da SABU, attore e regista dall’anima dark, definito anche “cyberpunk”, il cui vero nome è Hiroyuki Tanaka, non va confuso con il solito film su impossibili redenzioni, e non è nemmeno l’ennesima storia della forza redentrice dell’amore o il racconto dell’amicizia fra un bambino innocente ma che ha già visto troppi orrori e un killer stanco di provocarli. Mr. Long passa in modo inatteso attraverso diversi generi e si concede anche qualche momento di contenuta comicità, qualche sprazzo gentilmente sentimentale. La tragedia però inesorabile incombe, anche se forse non tutto sarà perduto. Il Destino sta facendo il suo giro e Long si trova ignaro lungo il filo di un cerchio che era partito anni prima e che lo metterà molto più vicino al bambino e alla disgraziata madre di quanto avrebbe mai potuto immaginare. E quando il Destino si intestardisce, gli umani possono fare di tutto, ma perderanno.

Vivere è trasformare

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