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Momenti di trascurabile felicità

La vita non è mai trascurabile

di

Paolo muore in uno stupido incidente. Non se lo aspettava e pensa che in quel fatidico momento davanti agli occhi gli passerà tutta la vita, tutte le cose importanti, le tappe significative, i volti delle persone per lui importanti. Invece no, in quegli ultimi istanti nei suoi pensieri si affollano solo cose buffe e surreali, interrogativi oziosi su fatti senza importanza, ricordi di persone irrilevanti. Quando approda nell’aldilà, scopre però che nel computo del tempo a lui riservato sulla Terra c’è stato un errore (un po’ come succedeva in Il paradiso può attendere) e così viene rispedito a casa, sotto la tutela di un assistente celeste. Ma l’errore era stato minimo, solo un’ora e 32 minuti. Cosa farà di questo poco tempo Paolo, come farà a non sprecarlo, cosa succederà quando il suo tempo davvero si compirà? Senza mai essere melenso o lacrimevole, anzi con humor e allegria, il film ci accompagna in questo tempo estremo, procedendo di pari passo nelle incombenze che Paolo si è dato, mentre nella sua testa va proprio dove doveva andare, ai ricordi, agli eventi che hanno indirizzato la sua vita: tutto il marasma di pensieri, ricordi, riflessioni, rimpianti, fastidi su cui si attorciglia il nostro cervello nel corso della nostra quotidianità, per cui siamo col corpo in un posto e la mente vaga altrove (qualcuno dirà che si tratta di situazione e battute minime, vite minime in effetti. Eppure…). Passano così gli innamoramenti, la moglie con la quale la solita routine ha appannato il rapporto, pur senza minarlo, ma anche qualche avventura tanto per dimostrare qualcosa, chissà cosa, e i figli che sono cresciuti a velocità spaziale, e gli amici dati per scontati e tutta una vita che non si è mai pensato potesse finire di colpo. Finirà certo, si sa, tutti lo sappiamo, ma chissà dove chissà come e soprattutto quando, un giorno lontano. Momenti di trascurabile felicità è un film che parla con leggerezza di cose serie, non nuove certo, ma sempre incombenti, fa sorridere e ridere spesso, con garbo, e anche un po’ commuovere, come è giusto quando si parla di vita, che sempre si trascura, e di morte che sempre si rimuove. Scritto dal regista Daniele Luchetti insieme all’autore dei due libri da cui è tratto, Francesco Piccolo, è interpretato da un ottimo non-attore che è Pierfrancesco Diliberto, cioè Pif, ben affiancato da Renato Carpentieri, l’emissario celeste, e da Federica Caiozzo, in arte Thony, la moglie che proprio non riesce ad avercela con lui (cit.). Il famoso motto “fai ogni tua cosa come se fosse l’ultima” non si adatta alla lettera a questo film, che piuttosto invita a godersi ogni centimetro di una strada che non sappiamo quanto sarà lunga, a non trascurare o dare per scontato nulla, a vivere in pieno insomma, consci che sì, ogni momento può essere l’ultimo, questo sì. E se non si devono trascurare le rate del mutuo, figurarsi gli affetti. Pensiamoci sempre, anche se non tutti i giorni (cit.)

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