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Mistero a Saint-Tropez

Gli anni ’60 non tornano

di

1970, un riccone arrogante, Claude Tranchant, in italiano Croissant, con moglie fedifraga e amici scrocconi, sta passando le vacanze nella sua elegante villa di Saint-Tropez. Ma un sospetto attentato, che costa quasi la vita a uno degli ospiti, agite le tranquille acque della vacanza. Un pezzo grosso del Governo chiama il Commissario Capo a Parigi e gli intima di mandare sul posto il suo uomo migliore. Ma è tempo di vacanza, i migliori sono tutti assenti e non resta che la scartina Jean Boullin (in italiano Botta), un fallimentare poliziotto, tronfio e pomposo, assolutamente incapace di gestire un caso criminale. Suona un campanello nella testa dello spettatore, sembra mica la trama di uno dei film con l’Ispettore Clouseau? Purtroppo sì, perché il paragone da lì in avanti sarà crudele. Lo spettatore però vede entrare in scena uno dopo l’altro degli attori che in passato gli hanno dato qualche soddisfazione (Christian Clavier, Benoit Poelvoorde, Gérard Depardieu) e spera. E fa malissimo, perché tutto il film è una sequela di copia-incolla di già visto, privo di ogni originalità, mentre ripropone situazioni e gag orami ridotte all’osso. Perché erano già sfruttate ai tempi del vero Clouseau, dagli anni gloriosi di Stanlio e Ollio, Buster Keaton, Harold Lloyd, ma a vivificarle c’era un attore con Peter Sellers e la regia di Blake Edwards. Non c’è gag originale, non c’è situazione assurda che possa salvare una commedia che vorrebbe essere “farsesca”, dove tutto è eseguito in una tonalità più greve, con inutile turpiloquio e situazioni scatologiche fastidiose. In un breve ruolo si rivede Thierry Lhermitte, interprete di tante commedie leggere degli anni ’90. Rossy de Palma quasi non ha battute, conta solo la presenza surreale evidentemente. Qualcuno durante la visione sembra divertirsi, sarà perché immemore dei vecchi capolavori di genere, sarà perché di manica larga visti i tempi cupi che viviamo.

Desolante

5