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Mia e il leone bianco

L’amore e la libertà

di

Nelle straordinarie pianure del Sud Africa, la bella e apparentemente felice famiglia Owen, marito innamoratissimo della bella moglie e padre di due amatissimi figli, gestisce un allevamento di animali selvaggi, in gran parte leoni. Stanno ampliando l’attività, vorrebbero aprire un B&B confortevole per amanti della natura, c’è sempre più bisogno di soldi, gli affari non vanno bene. La figlia dodicenne Mia è insofferente alla savana, lei rimpiange troppo Londra, dove vivevano prima. Ma quando il padre le porta in casa un cucciolino di leone bianco, poco alla volta Mia cambierà idea, acquistando interesse nei confronti del suo nuovo mondo, oltre che del meraviglioso cucciolo. Passano gli anni, Mia e il leone crescono insieme, il padre e la madre vedono con preoccupazione l’animale diventare sempre più grande e potenzialmente pericoloso. Mia invece non ha dubbi, il loro è un rapporto d’amore e pertanto di assoluta fiducia. Quando la ragazza, ormai adolescente, scopre con orrore che proprio la fiducia riposta nel padre è stata tradita, fugge con il leone per portarlo a Timbavati, una lontana riserva naturale dove leggenda vuole si attenda proprio il ritorno di un simile animale come segno di prosperità. Il lungo viaggio e l’inseguimento da parte della sua famiglia e di un “cattivo” da manuale, saranno formativi per tutti. L’unico che mai deluderà Mia sarà ovviamente Charlie, lo stupendo leone bianco. Che in effetti non deluderà nemmeno lo spettatore, specie se accompagnato da qualche piccino, che del film si entusiasmerà sicuramente. La realizzazione del film si deve al documentarista Gilles de Maistre, con la partecipazione e la consulenza indispensabile del celeberrimo Kevin Richardson, “l’uomo che sussurra ai leoni”, i cui video sono noti in tutto il mondo. Il documentario rappresenta anche un interessante esperimento di non semplice realizzazione, perché l’attrice Dania De Villiers e il leone, che nella realtà si chiama Thor, sono effettivamente cresciuti insieme per tre anni, dai 4 mesi in su, per dare modo alla ragazza di stabilire con lui un reale rapporto di amicizia e fiducia. Come si potrà constatare in moltissime, stupefacenti scene del film, tutto realizzato senza nessun trucco in CG. Mia e il leone bianco non può non far ripensare al mitico Nata libera, grandissimo successo del 1966, Oscar per la celeberrima colonna sonora di John Barry, e a Il grande ruggito del 1981, con Tippi Hedren e figlioletta Melanie Griffith allora 24enne. Richardson è fieramente avverso alle organizzazioni che allevano leoni come polli da liberare intontiti dalla cattività davanti al turista riccamente pagante, per crepare al volo, anche dolorosamente (si assiste a scene di caccia con la balestra). I leoni purtroppo non sono considerati specie a rischio di estinzione, quando in realtà gli esemplari vivi in stato di libertà sono ormai solo circa 20.000. Ma, si dice, ne abbiamo tanti negli allevamenti…. Mia e il leone bianco è un film permeato da un sacrosanto spirito ecologico, per famiglie di buoni sentimenti, che amano crescere ragazzini informati sulle nefandezze compiute dalla razza umana. Forse un po’appesantito da un eccesso di spirito Disney nel rapporto fra ragazzina e leone (raramente replicabile), e una (supponiamo) esagerazione nello spiegamento di forze finale, non del tutto motivato, ma emozionante specie per i più piccini. Un po’ arrivano i nostri, cattivi però, ma i pochi buoni vincono.

Educativo, bello da vedere

7