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Mamma mia 2 - Here We Go Again

Come eravamo

di

Mamma mai, Here We Go Again non è solo il titolo inglese del sequel del fortunato film del 2008 (a sua volta tratto dal fortunatissimo musical di Catherine Johnson), ma è anche il primo verso della omonima canzone, vero manifesto degli Abba, gruppo pop svedese di grande successo fra gli anni ‘70/80, rimasti oggetto di imperituro culto. Ritroviamo la giovane Sophie sulla sua isola, in ambasce per l’inaugurazione del restaurato hotel messo in piedi dall’amatissima mamma Donna, ormai scomparsa. Nessuna ha mai voluto andare a fondo sulla questione di chi davvero sia il papà della ragazza, ai tre grandi amori di Donna basta sapere che ciascuno di loro ne “possiede” un pezzetto, meglio non approfondire. Questa volta invece ad approfondire sarà lo spettatore che conoscerà la storia di Donna e delle sue amiche e dei suoi amanti, quando tutto ha avuto inizio. I personaggi da giovani sono stati ovviamente affidati ad attori dell’età anagrafica giusta. Fra patemi d’animo, fughe e ritorni, inconvenienti atmosferici e sentimentali, affettivi, famigliari, in un susseguirsi di avanti e indietro nel tempo con mille rimandi, a costruire uno stretto parallelo fra la mamma single e la sua amatissima figlia, arriveremo di nuovo a una mitica festa che riunirà tutti i protagonisti della leggera storia che però gronda (ma non fastidiosamente) buoni sentimenti. Esemplare in quanto partita da un gruppetto di hippy libertari, che quasi tutti hanno messo la testa a posto rientrando nei ranghi, per poi scappare appena possibile e tornare al passato, finalmente con la chiara consapevolezza di cosa davvero desiderano. Meglio tardi che mai. Nell’intreccio continuo fra l’ieri e l’oggi, ben costruito (e figurarsi, dietro c’è Richard Curtis, mitico sceneggiatore/produttore di grandi successi sentimental/brillanti) non ci si scalda troppo, perché le scelte per il cast giovane non entusiasmano, nessuno dei maschi (Jeremy Irvine, Hugh Skinner, Josh Dylan) nella realtà sarà da grande all’altezza di Brosnan, Firth o Skarsgård. Lily James fa con impegno la Streep da giovane, scelte per pura somiglianza le due amiche che saranno la mitica Christine Baranski e Julie Walters. Quando però si riunisce il cast “maturo” originale le cose decollano, se aggiungiamo come ciliegina l’apparizione mistica di una Cher mai così ammantata di glamour. Trova così anche una giustificazione il personaggio affidato a un sempre seduttivo Andy Garcia (altra new entry), che sembra aver fatto le prove per questo personaggio con gli spot dell’Amaro Averna, che stanno girando da un paio di anni sugli schermi tv. Streep fa una breve comparsata finale e canta due canzoni. La discografia degli Abba era già stata saccheggiata dei pezzi migliori per il primo film, qui ci sono molti pezzi di seconda fila e l’entusiasmo nel pubblico scatta solo in presenza della ripresa di hit già usate nel primo film o di un ripescaggio inedito, quella mitica marcetta intitolata Fernando sulla quale è costruito un divertente coup de theatre verso la fine. Gran bei numeri di ballo. Restare assolutamente seduti fino alla fine dei titoli di coda.

accettabile

7