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Maleficent – Signora del male

Bene bene, la Signora è tornata

di

La Disney, premiata ditta che sulla lotta del Bene contro il Male ha costruito un impero, possiede una galleria di Buoni e Cattivi assai corposa. Non ha avuto quindi che l’imbarazzo della scelta quando si è deciso che i Cattivi meritavano una rilettura individuale, più interessanti a volte di molti Buoni, più complessi e intriganti. Nel 2014 aveva messo mano con gran successo sulla figura di Maleficent, quella della Bella addormentata nel bosco, la più bella strega da cartone animato dopo Grimilde di Biancaneve. Avevamo così conosciuto la sua storia, donna devastata da un umano, anche se fatata, che per ambizione, per sete di potere le aveva inflitto una ferita inguaribile e crudelissima non solo nell’anima ma anche nel corpo, rendendo quindi comprensibile il suo sacrosanto desiderio di vendetta. Ma nel corso della narrazione, la Bellissima aveva empatizzato con la sua vittima, la deliziosa principessa Aurora, affezionandosi a lei, crescendola come una preziosa “zia” supplementare, trasgressiva e assai potente, diventando una figura importante nella sua formazione di giovane donna risoluta. Ritroviamo Maleficent, nel suo massimo fulgore di divinità protettiva della Natura (Greta Thunberg scansati), in un ruolo che non le si addice molto, quello di futura suocera, perché l’adorata Aurora, che regna come una vera Principessa sulla Brughiera, viene chiesta in sposa dall’amato Filippo (che non è più l’insapore Brenton Thwaites ma è interpretato da Harris Dickinson). I due sono davvero innamorati, Filippo è davvero un bravo ragazzo e Aurora accetta sapendo bene che la sua fatata madrina non digerirà bene la notizia, data la sua scarsissima confidenza col genere umano, che anzi detesta cordialmente. Ma con molta fatica Maleficent accetta, per amore della sua pupilla, e si reca a corte per un divertente pranzo “di famiglia”. In cui però si darà inizio al diabolico piano messo in atto dalla regina Ingrith (Pfeiffer), mamma di Filippo, donna perfidissima, che odia il mondo delle Fate e vuole soprattutto impadronirsi, una volta libera anche dall’impegno matrimoniale, del regno della Brughiera, visto come luogo da saccheggiare e devastare. Questo darà il via a una serie di cruenti eventi, di inganni e menzogne e dei conseguenti disvelamenti, che porterà a un epico combattimento finale. Non sempre biondi capelli e abiti sontuosi sono sinonimo di Bontà e un minaccioso look dark, ali comprese, rappresenta il Male, bisogna fare molta attenzione a quello che ci raccontano. Il che ci porta al messaggio “politico” del film, che ci ammonisce seriamente a non fidarci delle “favole” che il Potere ci racconta, che i Cattivi non sono sempre quelli che ci vengono additati e le mire dietro tante parole spesso sono ben diverse da quelle dichiarate (roba che Trump potrebbe irritarsi ulteriormente con Hollywood). Nel mentre però, le disavventure di Aurora, l’incursione di Maleficent in un nuovo mondo, le trame quelle sì “malefiche” della Regina, i problemi delle magiche creature (anche creaturine) della Brughiera procedono incalzanti e sono in grado di farsi guardare senza sofferenza, pur nella loro prevedibilità. Un po’ kitsch la rappresentazione del mondo sotterraneo delle creature “magiche”, simili a Maleficent ma non per questo a lei uguali, compresa una festa di stile un po’ tribale, con gli alati abitanti dall’aria primitiva e i volti (dai vari colori della pelle, oltre al bianco) dipinti dai colori di guerra e l’insieme fa assai pensare ai Nativi americani. Angelina Jolie, con lo splendido volto reso aguzzo dalle protesi ideate dal mitico Rick Baker, resta “la strega più bella del reame”, con look sempre très chic in qualunque situazione si materializzi. Sempre volitiva sotto la sua dolcezza zuccherosa l’Aurora di Elle Fanning. Ritroviamo Sam Riley nei panni (anzi nelle penne ma non solo) del simpatico aiutante di Maleficent, sempre un po’ bullizzato dalla sua poco indulgente padrona. La perfida ma biondissima Regina ha il viso levigatissimo (con chissà quali tecniche quelle sì diaboliche) di Michelle Pfeiffer. Ed Skrein e Chiwetel Ejiofor fanno i diavolacci volanti, uno guerrafondaio e l’altro incline a vie diplomatiche. Le tre fate sempre un po’ moleste sono di nuovo Imelda Staunton, Lesley Manville, Juno Temple (su di loro la CG non è eccelsa). Per i più piccini, ci sono due “magici” piccoletti digitali, un funghetto e un piccolo istrice, disneyanamente tenerissimi. Dirige Joachim Rønning (Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar), su sceneggiatura dell’autrice originale, Linda Woolverton, coadiuvata da altri. Questa seconda puntata parte con una scena da coma diabetico, stile Biancaneve e i suoi amichetti della foresta, prosegue con una serie di scaramucce famigliari, che culminano in un “suocera vs suocera” da commedia quasi brillante. Vira poi al dark con la caduta della nostra eroina nel buio mondo sotterraneo dei disperati “diversi”, per questo reietti e perseguitati, prende l’avvio finalmente quando si palesa (per chi non avesse ben capito) il vile piano complottista, che culmina nel finale con un combattimento terra-aria alla Game of Thrones, in cui finalmente Giustizia trionferà. E vissero…. A cinque anni dal film precedente, questo secondo capitolo certo non cambierà la storia del Cinema, capace però di intrattenere un pubblico di adulti che accompagneranno anche i più giovani, soprattutto quelle bambine/ragazzine che avevano adorato Malefica nel film precedente, troppo bella e potente per restare ancorata alle miserie degli umani, troppo forte per farsi tarpare le ali da un solo misero Re. E che qui guarda con indulgente comprensione la sua “bambina”, mentre va a maritarsi, convinta probabilmente in cuor suo che fra non molte le dovrà dire il fatidico “te l’avevo detto, cara”.

Carino, non memorabile

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