MovieSushi

Loro 2

La tragedia di un uomo piccolo

di
Ci sono due momenti simmetrici, nel secondo dei due film Loro, dedicati da Paolo Sorrentino al momento storico dominato dalla figura di Berlusconi e della sua corte, quello di apertura e quello di chiusura: la grande volgarità di una puttana a gambe larghe sull’orlo di una piscina sarda, mentre si rade le parti intime, e la grande bellezza della statua di un Cristo morente, estratto dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli all’Aquila, e il riposo di un gruppo di impolverati pompieri con lo sfondo delle macerie. Come se ormai fosse definitiva la divisione fra due diverse Italie, quella creata da B. a sua immagine e somiglianza e un’altra, antica, virtuosa ma vinta. In questo secondo episodio si completa il ritratto di un personaggio fin troppo “raccontato” da cronache, giornali, libri, film, cabaret. Sorrentino descrive il “suo” Leader Maximo, scattando senza acrimonia la foto finale di un uomo sicuramente fuori dalla media, che avrebbe potuto essere migliore. Che invece è rimasto un provinciale arricchito alla corte dei grandi, l’italiano medio arrivato dalle periferie alla conquista sfacciata del centro del potere, con la smania di apparire, mai pago dell’esibizione della sua ricchezza, alla vana rincorsa di quella vera classe, di quell’innata eleganza che mai riuscirà a conseguire. E solo, nel frastuono della sua rumorosa coorte, pubblica e privata, irrimediabilmente solo, perché in fondo è solo un imbonitore, un venditore che si bea del suono della propria voce, che non smette mai di parlare senza ascoltare le risposte degli altri (come si fa dire a Ennio Doris, interpretato dallo stesso Sorvillo, nel dialogo iniziale, da ascoltare con attenzione). Oppure, peggio ancora, convinto di averle plasmate lui, quelle risposte, nel plagio totale dell’ascoltatore. Dal 2006 riparte il suo delirio di onnipotenza, forse un delirio davvero senile dettato dalla paura di invecchiare e morire (con “l’alito che sa di vecchio”), che lo porta a esagerare, con le dimore pubbliche e private divenute lupanari, con le “professioniste” in ben altro campo portate a cariche istituzionali (e stipendi a carico della collettività), con l’asservimento e l’avvilimento della tv pubblica. E con l’esibizionismo dei comportamenti troppo “spiritosi” durante gli incontri fra capi di stato, irriguardoso dei doveri legati alla sua carica, gravato da un accumulo di casi giudiziari. Fatti che, alla fine, portano all’evento forse più grave di tutti, l’abbandono e la denuncia pubblica da parte della sempre amata (così sembra nel film) Veronica.
Così come nella serie Young Pope un paio di episodi potevano essere eliminati, anche qui, impressione provata durante la visione del primo film e qui confermata, si poteva tagliare qua e là e fare un unico film più lungo. Ma sono personali scelte di Sorrentino e non ci permettiamo. Del resto, pur nella ragguardevole durata, la ricostruzione non è minuziosa, Loro non vuole essere un documentario, gli eventi si srotolano veloci, punteggiando un arco temporale di 4 anni, riconosciuti da quanti hanno ancora memoria delle cronache di quegli anni (si sa che la “ggente” ha invece cortissima memoria) e si sorvola su ghiotti dettagli (di Ruby non si parla ad esempio, manca Fede, compare l’esiliato Mike, ricompare lo pseudo Lele Mora, in una scena c’è anche il mitico Fedele). Del resto, il film è preceduto dalla frase di Giorgio Manganelli, “Tutto è documentato, tutto è arbitrario”. Il quadro comunque esce completo, la fotografia della rovina di un paese già rovinato e che non vede l’ora di essere solleticato nei suoi istinti peggiori per avvitarsi in ancora maggiore rovina. B. ha lasciato macerie di ogni genere lungo il suo incedere e molti intorno a lui sono finiti in carcere. E l’Italia “media” è sprofondata, in ogni senso.  Parliamo al passato non perché B. sia fuori dai giochi, come le cronache ogni giorno ci ricordano, ma perché il suo momento d’oro è finito. E non nella gloria che si aspettava e questo è il castigo più grande per un uomo che “conosceva il copione della vita”. Loro, 1 e 2, piacerà ai sorrentiniani, per la consueta pregevole fattura (riprese, zoomate, montaggio, fotografia), per la potenza coreografica di certe sequenze, per l’intensità di certi duetti, per la bravura complessiva del vastissimo cast messo insieme, per la splendida scelta musicale. Lascerà freddi gli anti berlusconiani più accaniti, che forse (ma è un problema loro) si aspettavano più “sputtanamento”. Irriterà a dir poco i suoi fan, ammesso che qualcuno di loro si incuriosisca e vada a vedere il film.  Ma sono tutti problemi di giudizio legati alle aspettative. Questo non era, non doveva essere un film su B. ma un racconto di Sorrentino su un’Italia berlusconiana. Altrimenti lo avrebbe intitolato Lui e non Loro.

Un’opera interessante

7