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Lockdown all’italiana

Se una cosa è “all’italiana”...

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Primo instant movie sul Covid 19, arriva sugli schermi il primo film di Enrico Vanzina nelle vesti di regista, dopo la scomparsa del fratello Carlo. Quando a febbraio ci siamo resi conto che si stava diffondendo una pandemia, non siamo stati molto contenti, perplessi e incerti su quanto ci aspettava. Quando poi è scattato il lockdown, ancora meno. Ovviamente la resistenza umana messa in atto per passare quei due difficili mesi è dipesa anche dalla propria situazione famigliare, sentimentale, esistenziale. Se single avremo dovuto fare ricorso a tutte le nostre risorse intellettuali e spirituali, se in coppia da soli o con figli molto avrà contato l’armonia del nucleo famigliare, lo stato emotivo del piccolo gruppo. A facilitare o rendere più arduo il tutto ha concorso anche la situazione finanziaria e abitativa, monolocale minuscolo o villona con giardino, casa borghese con terrazzo, angusto appartamento senza affacci esterni, tutto avrà pesato sugli stati d’animo di 60 milioni di italiani. I quattro protagonisti del film Lockdown all’italiana, di cui Vanzina scrive la sceneggiatura, vivono situazioni differenti. Due coppie in crisi sono costrette a restare insieme dall’improvvisa serrata. Si tratta di Ezio Greggio, avvocato di successo, con casa da 350 mq e terrazzona, arredata che sembra un museo, e la moglie Paola Minaccioni, tutta palestra, diete e shopping selvaggio. Lui ha una relazione con la super avvenente Martina Stella, commessa borgatara (!) con insoddisfacente marito tassista (Ricky Memphis), innamorato ma troppo loffio per i suoi gusti. Quando la relazione viene scoperta da ambo le parti, scoppiano i prevedibili litigi ma il DPCM di marzo blocca tutti nelle proprie case. Nei due mesi seguenti la convivenza forzata sarà quasi sempre molto faticosa, fra qualche alto e molti bassi (se i protagonisti passano le giornate guardando la D’Urso cosa mai aspettarsi da loro?). A maggio tutti troveranno un equilibrio dal quale ripartire verso il futuro. Con un piccolo sberleffo “di classe”. Non ci aspettavamo né un approfondito trattamento delle meccaniche di coppia né una riflessione sociale sugli strani tempi che stiamo vivendo, si sapeva che si sarebbe trattato di una farsa moderatamente scollacciata, per non spaventare eventuali piccini trascinati al cinema da incauti genitori (incauti perché i piccini si annoierebbero tantissimo). Ma si annoia anche l’adulto, perché purtroppo quanto minacciato dai trailer viene confermato e se possibile peggiorato. Lockdown all’italiana è un film di insostenibile convenzionalità, con scambi di battute insulse, prolungati per arrivare a una durata minima di 90 minuti, con una recitazione sempre sopra le righe che mette a dura prova i timpani dello spettatore. La prestazione del cast pure lei è convenzionale, la migliore resta Paola Minaccioni, pur alle prese con lo stereotipato cliché della moglie fastidiosa, cornuta annunciata. Che Greggio non sia mai stato un attore vero, lo si sa da sempre, qui pertanto si limita a rifare se stesso. Martina Stella mostra lato A e lato B e non le si chiede molto altro, Memphis ormai si è arrotolato sullo stesso ruolo, il bonaccione, l’innocua brava persona. Qualche veloce comparsata di amici vari (Riccardo Rossi, Maurizio Mattioli, Biagio Izzo) e qualche citazione di due dei nostri massimi attori (Sordi e Gassman) e pure di se stessi (con Sapore di mare), non ci fa certo tornare ai tempi gloriosi della commedia italiana, anzi fa ancora più amarezza. Non si capisce come sia entrata nel cast Maria Luisa Jacobelli, una specie di giovane Ferilli dei poveri, con faccia già gonfiata dai filler e dizione ed espressività discutibili, che arriva da Temptation Island. Qua e là, con intento virtuoso o forse per schivare le critiche di eccessiva frivolezza, gli attori smettono per un attimo di sbraitarsi addosso, assumono un atteggiamento pensoso e snocciolano la lezioncina “seria” stile Pubblicità Progresso, sul virus, sui morti per malattia, sui comportamenti da tenere, perfino sui tipi di mascherina da usare, sulle multe per i disobbedienti e così via. Ma perché stupirsi? Del resto, se una cosa viene fatta “all’italiana” chissà perché si pensa sempre a un’accezione negativa e ogni volta si viene tristemente confermati.

insopportabile

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