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Lo schiaccianoci e i quattro regni

Perché rimaneggiare i classici?

di

Stupende scenografie, e stupendissimi costumi. E trucco e parrucco sublimi, e musiche avvolgenti (quelle di James Newton Howard e le melodie immortali di Tchaikovsky). E CG di ottimo livello. E vogliamo dimenticarci della smagliante fotografia? Stiamo parlando (male) dell’ultima versione dello Schiaccianoci, per mano della Disney, primo film natalizio ad arrivare sugli schermi. Ma la storia? Emotivamente non pervenuta e inoltre troppo rimaneggiata rispetto all’originale, famosissima fiaba di Hoffmann. La sceneggiatura è opera dell’esordiente Ashley Powell che dichiara di essersi ispirata anche alla versione di Alexandre Dumas, da cui fu tratto nel 1892 il celeberrimo balletto ad opera del coreografo Marius Petipa, sulle musiche immortali appunto di Tchaikovsky. Sullo Schiaccianoci sono già stati realizzati i film d’animazione La favola del principe Schiaccianoci di Schibli e Barbie e lo schiaccianoci di Hurley, il film tv Lo schiaccianoci di Emile Ardolino oltre a un segmento del celeberrimo Fantasia di Disney, che sulle note di Tchaikovsky aveva costruito una memorabile sequenza, poetica e surreale, con fatine, foglie, fiori e deliziosi funghetti vagamente psichedelici. Al mitico film qui si rende omaggio in due occasioni, riprendendo la silhouette del direttore, che allora era il grande Leopold Stokowski, e riempiendo di rossi funghi una foresta. Più di recente ricordiamo una poco entusiasmante versione di Andrei Konchalovsky del 2010. Si racconta di Clara, bella e indipendente, orfana infelice di amatissima madre che il calore della famiglia rimasta, padre e due fratelli, non riesce a riscaldare. Complice un bonario padrino/giocattolaio (il solito Morgan Freeman che ormai anche lui recita con una sola espressione), finirà in una landa fiabesca, dove avrà la sua epifania. Dopo l’incontro decisivo con un coraggioso Schiaccianoci, finirà in un regno di cui scoprirà di essere Regina. E dovrà combattere contro nemici che scoprirà amici e salvarsi da nemici che credeva amici. La storia però, pur formalmente ben rappresentata, non riesce ad appassionare, rivelandosi un esperimento infelice anche se molto curato. E quando a “favolosità” surreale, fa rimpiangere Tim Burton e la sua Alice (quando compare la Fata Confetto, che è Keira Knighteley, ci sia aspetta che abbia la faccia di Helena Bonham-Carter). E poi diciamocelo, noi personalmente siamo stufi della “politica correttezza” che questa volta ci piazza uno Schiaccianoci dalla pelle nera, cosa mai c’entra con la storia ambientata qui nella Londra vittoriana, in origine a Vienna? Personaggio affidato per di più all’incolore (quanto a recitazione) Jayden Fowora-Knight, caruccio ma così esordiente da non avere nemmeno la sua fotina su IMDB. Il resto del cast è quasi tutto di facce note e notissime ( Helen Mirren è la “cattiva”, Matthew MacFadyen il bravo papà), la protagonista (Mackenzie Foy, vista in Interstellar) sorride fiabescamente e nobilmente si impegna, ma non basta a salvare il film. A dirigere, un’abbinata bizzarra, Lasse Hallström, uno mediamente da commedie romantiche, e il più muscolare Joe Johnston, assunto per delle riprese “correttive”, così estese da fargli meritare la nomination come co-regista. Si consiglia per famiglie tradizionali, in qualche uggioso pomeriggio autunnale.

coloratissimo eppure spento

5