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Lights Out: Recensione

di

 

Mai pile scariche

Quando un'entità malefica si trascina lungo l'arco di troppi anni, seguendo la stessa famiglia anche quando si trasferisce, non è che forse sarà affezionata a qualcuno in particolare? Nel film Lights Out capiremo subito che il fulcro della faccenda è Sophie, madre di famiglia che parla a bui sgabuzzini dai quali alita una ancor più buia minaccia, spettacolo inquietante che aveva fatto fuggire di casa anni prima la figlia Rebecca e oggi terrorizza il piccino Martin, figlio di secondo letto.

Si pensa pietosamente che sia un esaurimento nervoso, la mamma nella vita ha subito due gravi lutti, la sparizione misteriosa del primo marito e poi la morte violenta del secondo. Ma noi sappiamo che è tutta colpa di Diane, un orrido spettro (incrocio fra i fantasmi giapponesi e il bellissimo babadook) che sembra affezionatissimo alla signora. Peccato che usi prendersela con gli uomini di famiglia. Quando Rebecca prende in mano la situazione, trasferendosi dalla madre per indagare meglio, è chiaro che si arriverà alla resa dei conti. Il Male per esistere ha bisogno di qualcuno che ci creda, altrimenti si dissolve come nebbia al sole. Lights Out è un film televisivo, un B forse anche D o Z Movie, a piacere, che usa una storia di cui non importa a nessuno nemmeno per un attimo, con un mistero da svelare che si intuisce dopo dieci minuti di proiezione, con caratteri che più visti non si può (ma non si cerca nemmeno di fare di più), perché tanto tutto è finalizzato a cercare di far sobbalzare lo spettatore con i più abusati trucchetti del mestiere, effetti sonori a manetta, ombre, rochi sussurri, minacciose figure artigliate che si stagliano in controluce, mentre i personaggi come sempre si dividono, hanno le pile scariche (o stranissime torce a manovella, ma si può), scendono in cantine dove nemmeno di giorno, si sbaruffano invece che pensare a cose più serie. Un cast medio basso lavora volonterosamente, spiace la presenza di Maria Bello, nel ruolo della madre, vista in film migliori. La bella ed energica Rebecca è Teresa Palmer, che abbiamo già notato nel remake di Point Break e in Codice 999. Bravo il bambino Gabriel Bateman. Il fatto che la storia sia l'ampliamento di un migliore corto del '93, dello stesso regista David F. Sandberg, non costituisce attenuante. Produce James Wan che forse sta lavorando troppo.

 

 

uffa

5