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Light of My Life

Last of Us

di

Non è stata sterminata tutta l’umanità, un misterioso virus ha colpito solamente i soggetti di sesso femminile e ormai a 10 anni dall’inizio, pochissime donne sono sopravvissute, in un mondo sempre più di uomini. Immaginabile l’angoscia con cui il Padre, protagonista senza nome del film Light of My Life, cerca di sottrarre a un destino cupissimo la propria figlia di circa 11 anni, Reg, una volta rimasto vedovo dell’amata moglie. Ha passato gli anni errando in territori sempre più isolati, lontano da quel genere umano composto solo di uomini che si è rapidamente imbarbarito, ma i luoghi sempre più lontani sono anche sempre più impervi, la sopravvivenza sempre più dura. Stanco e sconfortato, l’uomo cerca di raggiungere la vecchia casa dei nonni, in alta montagna. Reg sta sempre al suo fianco, obbediente, talvolta perplessa, talvolta insofferente, perché il padre ha tenuto la mano leggere nel raccontarle cosa sia diventato il mondo, quali feroci predatori siano ormai gli uomini. Ma obbedisce, sempre, e si adegua alle sue regole, che spesso sono quelle che salvano loro la vita con fughe in extremis. Dad, papà, le racconta aneddoti del loro passato e fantasiose storie inventate, cercando con le parole di tenere vivo un mondo in cui far sviluppare sentimenti, ideali, per sopperire alla mancanza di una vita famigliare normale, allo spegnersi della civiltà di un mondo condannato se non a estinguersi, a ridimensionarsi brutalmente. Light of My Life non racconta una storia nuova, quell’ambientazione (post apocalisse bellica o post epidemia o post qualunque cosa abbia decimato il genere umano) l’abbiamo già frequentata, quel genitore che vuole difendere a prezzo della vita la sua creatura non è nuovo (I figli degli uomini, The Road, It Comes at Night). Eppure la storia riesce a toccare, pur nella prolissità di qualche momento, come spesso accade a chi scrive e pure si dirige come interprete. Infatti il film è interamente di Casey Affleck, che lo scrive, dirige e interpreta con un’adesione davvero impressionante. L’autore/attore riesce infatti a costruire un plausibile rapporto fra padre e figlia, che rende veritiero, più condivisibile quanto succederà, nell’orrore che per un padre di figlia femmina è ancora più concreto, più angosciante. Tutta la narrazione è infatti pervasa da una costante tensione, per la minaccia incombente di una violenza che esploderà sono in tre momenti, di grande realismo, senza compiacimenti estetici. E a Casey dobbiamo la semplicità elementare di un finale, bellissimo, sullo sguardo della ragazzina divenuta in un attimo adulta, a chiudere un film che resterà nel cuore. A parte il giudizio su Affleck attore, che nel suo minimalismo riesce sempre a raggiungere lo spettatore, a stupire nel film è la bravura della giovane Anna Pniowsky. Guardare quel suo sguardo finale e riflettere sull’abisso che divide i nostri giovani attori e quelli del resto del mondo. E ci si ritrova a pensare, anche senza l’estremizzazione della storia vista, alle ambasce di un genitore che deve crescere un figlio e più ancora una figlia, istruendolo sul mondo che troverà fuori dalla protezione del nido famigliare, un mondo di lupi, specie per le femmine. Eppure non può eccedere nella messa in guardia, nel rischio di fare del figlio un disadattato, incapace di rapportarsi con l’esterno con il giusto equilibrio, il giorno in cui lo lascerà per avventurarsi da solo nel vasto mondo. Perché nemmeno può tenerlo rinchiuso a vita per proteggerlo. Dovranno lottare, insieme, sempre. Come nel film. Crediamo per questo motivo che Light of My Life piacerà molto di più a chi sia genitore.

Toccante

8