MovieSushi

Licorice Pizza

I tramonti dorati della San Fernando Valley degli anni ‘70

di

Chiedi cosa sono stati gli anni ’70. Tante cose diverse, belle e brutte, specie per chi li ha vissuti. Negli USA, dopo la ribellione degli anni ’60 e nonostante il Vietnam, sono stati anni di grande slancio, una versione più nobile dell’entusiasmo post-bellico, che si fondava però semplicemente sul consumismo, mentre regole sociali e modi di vivere erano ancora quelli ferrei del passato. Fra il ’60 e il ’70 invece tutto era stato rimesso in discussione, anche violentemente, nella convinzione che un mondo davvero nuovo fosse a portata di mano. Una variante più gioiosa del famoso Sogno Americano, in effetti, ma il sogno di migliorare la propria di vita, di essere liberi di provare a cercare la propria strada, di sbagliare, tornare indietro e riprovare ancora, non ha nazionalità. Il regista Paul Thomas Anderson quegli anni non li ha vissuti di persona, essendo nato proprio nel 1970, eppure ne è rimasto affascinato (lui grande fan di American Graffiti). In Licorice Pizza racconta l’avventura di due personaggi, Gary, un bruttone esuberante e molto diretto, 15enne studente di liceo figlio di anticonformista madre single, che si innamora al volo di Alana, 25enne assistente di un fotografo scolastico, ragazza assai decisa, di osservante e rigida famiglia ebrea, non una bellezza classica neppure lei, eppure dotata di indiscusso sex appeal. Entrambi sono alla ricerca del loro futuro, che non sanno esattamente dove sia, lui al momento fa parte del numeroso cast di una sitcom famosa, lei a parte la fotografia sa fare mille cose e ha mille capacità, ma non ha le idee chiare. Entrambi potrebbero fare qualunque cosa, basta avere il coraggio di buttarsi. Siamo nella California di quegli anni, l’aria sembra piena di promesse, una libertà mai avvertita prima cambia i rapporti con il mondo degli adulti, anche la musica che esce da ogni dove è nuova, esaltante, la libertà sessuale sta mutando gli equilibri dei rapporti fra maschi e femmine. Gary, uscito dall’ambiente televisivo, si inventa un commercio di materassi ad acqua, la grande novità di quel periodo, lei lo segue come assistente. Alana poi vorrebbe, potrebbe fare l’attrice, ma preferisce fare la volontaria per l’elezione di un candidato democratico che sembra davvero innovativo (ricorda Harvey Milk). Lui intanto apre una sala giochi e si avvia ad un successo strepitoso. In tutto questo lui ama lei, ma lei non recepisce il messaggio, gli impone un’amicizia che è anche un rapporto di lavoro e lui accetta, qualunque cosa pur di farla restare nel suo giro vorticoso. Che in effetti aiuta Alana a uscire da molte sue impasse. Come finirà, che destino attenderà questa strana coppia? Non resta che andare a vedere Licorice Pizza, film che dura 133 minuti ma potrebbe essere più breve o più lungo, nel suo esporci scena dopo scena le piccole avventure dei due e dei loro amici, gli incontri strani, gli entusiasmi e le delusioni, le avventure/disavventure surreali. Il film lascia una sensazione piacevole, perché ha una sua grazia, nell’affanno senza peso del moto perpetuo dei suoi protagonisti, di un mondo intorno che anche lui ha ingranato una marcia diversa. Il periodo che passiamo con Gary e Alana sarà ricco di eventi anche bizzarri, incontreranno personaggi sopra le righe, come Jon Peters (un Bradley Cooper di esilarante follia, parrucchiere delle dive un po’ Warren Beatty in Shampoo, personaggio reale però), il Divo Jack Holden, quasi cameo di un sublime Sean Penn che rifà un attore simil-William Holden, e un regista geniale e fuori controllo, affidato a un Tom Waits perfettamente in parte (potrebbe essere una specie di Peckinpah). Quanto ai due protagonisti, Gary è Cooper Hoffman, figli di Philip Seymour, e Alana è interpretata dalla sorprendente esordiente Alana Haim. La sua famiglia nel film è la sua reale famiglia. Colpisce positivamente la scelta di due facce così particolari, non adeguate ai convenzionali canoni di bellezza hollywoodiani. In un cameo compare pure il padre di Leonardo Di Caprio (è il venditore di materassi). Ma lasciamo agli spettatori il gusto di riconoscere i brevi cameo di altri attori famosi. Quanto alla Pizza alla liquerizia del titolo, non si pensi a un abominio gastronomico, è il nome di una catena di negozi di dischi cara al regista. Che in passato ha diretto film come Boogie Nights, Magnolia, Ubriaco d’amore, Il petroliere, The Master, Il filo nascosto. Qui dichiara che il personaggio del protagonista è ispirato all’amico Gary Goezman, uno che si è fatto da solo arrivando a produrre film come Il silenzio degli innocenti, Philadelphia, Mamma mia!, amico personale di Tom Hanks. Splendida selezione di canzoni di quel periodo, di cui poche davvero stranote (Life on Mars di Bowie, i Doors, Paul McCartney), sulle quali scorre la storia di quegli anni, la grande crisi dell’energia del 1973, le mode e le speranze. Venticinque anni dopo Boogie Nights, Anderson torna nella San Fernando Valley, a Encino e dintorni (nord/ovest di L.A.) e racconta la sua storia, leggera, piena di movimento e speranza, come un impressionista che non definisce con un tratto deciso le figure ma si affida a macchie di colore per suscitare una sensazione e così Licorice Pizza diventa uno di quei film che lascia un ricordo migliore del giudizio che se ne dà uscendo dalla sala. Licorice Pizza si chiude restando aperto, perché quell’attimo conclusivo descritto non è detto sarà replicabile e nell’accettazione di quel momento non c’è la garanzia per il domani. Come è in tutte le cose della vita, aperte, fluide e che vanno dove vogliono loro, mentre noi siamo convinti di essere al timone.

Originale

7