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Lezioni d'amore: Quella folle paura d'amare

di

Chi dice donna dice danno, chi non lo dice ne soffre in silenzio l’assenza.

Lo dimostra bene l’ultima opera, complessa e discutibile, di Isabel Coixet, una delle cineaste più apprezzate e interessanti d’Europa (la sua presenza a Cannes, in concorso con Map of the Sounds of Tokyo ne è prova evidente).

Con uno sguardo profondo sulla realtà e penetrante nelle sue contraddizioni, la regista accetta con Lezioni d’Amore una sfida non facile: realizzare un film non solo sull’amore o sulla malattia, ma su entrambe le questioni, scrutandone limiti (dove inizia l’uno e finisce l’altra, e viceversa?) ed intrecci, sulla scia di quel capolavoro di poetica introspezione che fu La vita segreta delle parole.

Penelope Cruz, qui davvero senza età, è interprete d’eccezione (non a caso, è stata lei a volere il film e chiamare la Coixet per farsi dirigere dalla sua sensibilità) di una studentessa dal corpo affascinante, la cui bellezza ammalia e ipnotizza il cinico professore Kepesh (il premio Oscar Ben Kingsley). Un uomo carismatico ma fragilissimo, avanti con gli anni ma indietro con i sentimenti. Uno che da vent’anni va a letto con una donna che non amerà mai (la splendida Patricia Clarkson, da ammirare il suo streaptease) e che si ammala d’ossessione per un'altra giovanissima, ma che non è in grado di sostenere.

La sua incapacità a relazionarsi con l'intero universo dei rapporti umani possiede un solo nome: paura. Una paura così totalizzante da bloccargli qualunque prospettiva di felicità. E così gli anni passano e i drammi incombono, le relazioni si sfilacciano e restano solo dolci ricordi condivisi sul bagnasciuga.

Philip Roth, autore del romanzo L’animale morente da cui è stato tratto il film, se ne è dichiarato a dir poco entusiasta. Per lo spettatore sarà dura digerirlo, viste le tematiche affrontate con piglio tutt’altro che leggero, e i dialoghi costantemente sospesi nell’ossimoro del cartaceo/quotidiano (ora l’uno, ora l’altro, a seconda delle scene).

Resta la bravura dei protagonisti e di una regista che, anche quando esagera (e qui la mano va giù pesante nel firmare un dramma strappalacrime a tutti i costi), sa penetrare i meandri oscuri dell’animo umano e coglierne le ineffabili sfumature. E magari sussurrarci nel frattempo, sotto voce, di non aver mai paura di amare ed essere amati. Una lezione d'amore volendo anche banale, ma che di questi tempi è tutto tranne che di poco conto.

Straziante, a tratti deprimente, molto profondo: astenersi superficiali.

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