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Lanterna Verde: Una pallida luce verde

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 “Si lascia guardare”. Francamente non abbiamo mai capito fino in fondo cosa volesse dire un commento di questo tipo riferito ad un film ma, forse, ascoltando i commenti del pubblico in uscita da Lanterna Verde, questo giudizio enigmatico e qualunquista ha assunto, per la prima volta, un significato. Storditi da un’ora a quarantacinque minuti di coloratissimo CGI e battutine più o meno divertenti, gli spettatori di Lanterna Verde (e noi con loro) faticavano ad esprimere un giudizio “complesso” sul film appena visto e si abbandonavano in massa al famoso “ma sì, si lascia guardare”. In effetti, se proprio si vuole essere sinceri, il cinecomix realizzato da Martin Campbell (autore, tra le altre cose, di due 007) scorre veloce, non annoia e tiene desta l’attenzione, ma si tratta di quel tipo di attenzione che il nostro cervello dedica ai fuochi d’artificio: una volta spenti, non rimane nulla.
Molto simile al fumetto originale (creato da John Broome nel 1959) il film racconta la storia del Corpo delle Lanterne Verdi, protettori dell’universo con l’ausilio di anelli del potere che racchiudono e canalizzano la forza di volontà del rispettivo portatore consentendogli di creare costrutti di energia dettati dalla propria immaginazione. Un giorno, Parallax, un terrificante essere di energia gialla che racchiude in sé il potere della paura, fugge dalla propria prigionia e ferisce mortalmente l’alieno Abin Sur, la più potente delle Lanterne, responsabile della sua cattura. In fin di vita, Abin Sur è costretto a cercare un nuovo proprietario per il suo anello e lo scova sulla Terra nella persona del pilota aereonautico Hal Jordan. Una volta indossato l’anello e proclamato il giuramento, l’umano si troverà ad affrontare la più grande sfida della sua vita.

Visivamente stimolante (anche se il 3D, come nella maggior parte dei casi, è praticamente inutile) Lanterna Verde soffre, però, di un grave difetto strutturale: manca totalmente di epicità. La storia costruita da Campbell, infatti, è semplificata all’eccesso, diversi passaggi chiave (vedi l’addestramento del protagonista sul pianeta alieno) vengono solo accennati, non concede nulla all’approfondimento psicologico dei personaggi e, invece di creare un “alone di epico mistero”, tende a banalizzare il tutto con un tono da commedia spesso e volentieri fuori luogo. Di conseguenza, anche la performance degli interpreti ne risente: persino un bravo attore come Ryan Reynolds risulta goffo e monoespressivo, mentre l’interpretazione del folle Hector Hemmond da parte di Peter Sarsgaard si risolve in un noioso dejà vu. Lanterna Verde, insomma, meritava sicuramente un trattamento migliore...dobbiamo sperare in un reboot?


Occasione sprecata

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