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La notte del giudizio 3 - Election Year: Recensione

di

 

Se solo Trump potesse...

E siamo di nuovo alla Notte del Giudizio, dello Sfogo, The Purge. Non ci troviamo più in una villa assediata, non corriamo più per le strade di Los Angeles, siamo nell'istituzionale Washington, a ridosso di importanti elezioni politiche. Ormai l'America della Notte dello Sfogo è meta di amene comitive turistiche che sciamano liete per fare ciò che a casa loro non è permesso, sterminare impuniti il maggior numero di persone possibile.

Al potere ci sono sempre gli astuti Nuovi Padri Fondatori, che hanno trovato nella Notte un valido strumento di contenimento per le spese sociali. Ma la nazione mostra segni di stanchezza e anche di rivolta. Una donna, la senatrice Roan, sostenitrice dell'abolizione della mostruosa Regole, sta diventando un'avversaria pericolosa nelle elezioni presidenziali e nei sondaggi incalza l'avversario, il Predicatore Owens, uomo dell'establishment. Sarà un'altra lunghissima e sanguinosissima notte, per lei e per la sua guardia del corpo, il Leo Barnes che avevamo già incontrato in Anarchia, il film precedente. Aiutati da un gruppetto di outsiders (di colore), daranno filo da torcere ai pazzi scatenati che scorrazzano per la città ma soprattutto ai killer del Sistema. Non si può però rispondere colpo su colpo, perché anche se la reazione sarebbe sacrosanta, così si finirebbe per essere come coloro contro cui combattiamo (discorso di inaspettata attualità, perché fatto dalla bianca senatrice al nero rivoltoso Dante, in questi giorno in cui è in crisi il movimento Black Lives Matter dopo la strage di poliziotti a Dallas). Sempre pittoreschi i travestimenti dei mostri omicidi scatenati per le strade e fantasiose le morti che infliggono alle sventurate vittime. Sono i soliti gruppetti di assatanati, armati di machete e mitra, mazze e pistole, incrocio pittoresco fra i boys di Arancia meccanica e i mostri horror stile Venerdì 13/Scream, mentre per le deserte strade scorrazzano mezzi blindati di varia natura, alcuni di offesa, altri di soccorso, altri misteriosamente stile SWAT. Onesto cast da B Movie, come era nel precedente film. Frank Grillo (le serie The Gates e Kingdom e molti film in ruoli secondari) è di nuovo protagonista, con la sua faccia da duro uomo della strada, che per mestiere e per convinzione protegge ad ogni costa la sua Senatrice che è Elizabeth Mitchell, altra faccia da molte serie (Lost, Once Upon a Time). Dirige nuovamente il creatore della serie, James DeMonaco, che dichiara come fonte d'ispirazione The Lottery di Shirley Jackson e The Most Dangerous Game di Richard Connell, e nuovamente produce Jason Blum, responsabile di buoni successi seriali (Paranormal Activity e Insidious), con la Platinum Dunes di Michael-Stelleestrisce- Bay, a conferma della fiducia nella formula. Sui titoli di coda la profetica I'm Afraid of Americans del per sempre indimenticabile David Bowie. La serie è iniziata nel 2013 con La notte del giudizio, che era più sottilmente intrigante, mentre il secondo film, Anarchia, come questo, Election Year, sono più grezzi, procedono a colpi d'ascia (così come alcuni personaggi), sono più manichei nel mostrare il disgusto di una società che ha trovato una scusa per liberarsi in una sola notte di tanta parte meno produttiva, i vecchi e malati, gli homeless, i drogati, molte donne e bambini, poveri ovviamente e spessissimo di colore, e pertanto privi dei sofisticati mezzi di difesa di cui dispongono i ricchi. Le assicurazioni lucrano sui premi per la fatidica notte di distruzione, i venditori di armi si fregano le mani, insomma il panorama non sembra tanto fantascientifico. I film diretti da DeMonaco per certi versi ricordano (anche se sono fatti formalmente meglio) certi prodotti della blackploitation degli anni '70. Certo possiamo sogghignare nel vedere un gruppetto di uomini e donne di potere, che chiusi in una chiesa si dilettano di sacrifici umani, ma possiamo anche fare un volo pindarico e riflettere che quando "bande" esigui di potenti, banchieri, amministratori delegati, politici, economisti, decidono di licenziare migliaia di persone, di speculare sui loro risparmi, sfrattarli dalle loro case, non siamo poi tanto lontani.

 

Mantiene quello che promette

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