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La mia ombra è tua

Una storia di formazione reciproca

di

Il giovane Emiliano è uno dei tanti precoci falliti di oggi, laureato in lettere antiche ma disoccupato, sconfitto anzitempo e privato della volontà di combattere. Finché viene scelto da un suo vecchio professore, direttore di una piccola casa editrice, per un compito insolito ma finalmente retribuito: andare a vivere qualche mese nella casa di Vittorio, uno scrittore sessantenne in crisi, per fare da motivatore e nel contempo tenere informati gli editori. Il problema è che lo scrittore è un tizio assai eccentrico, famoso per I lupi dentro, un solo libro scritto negli anni della gioventù e assurto a rinnovata fama a causa di una influencer con 7 milioni di followers, che richiedono a gran voce un sequel di quella, per loro, bellissima storia. Ghiotta occasione per la casa editrice ma non per lo scrittore che da allora si è avvoltolato in una vita da depresso di lusso, bella villa nelle campagne toscane, nessuna frequentazione sociale (né social), solo droga e qualche ragazza “di facili costumi” ad allietare serate di provinciale trasgressione. Emiliano che è un ragazzo disciplinato e rispettoso delle leggi, incontra le prevedibili difficoltà a inserirsi in questo andazzo. Ma col tempo comprende meglio il personaggio e da lui sarà a sua volta compreso. Durante una trasferta a Milano, per una fiera in cui tutti anelano a rivedere lo scrittore, si risolveranno definitivamente i problemi di entrambi i personaggi. Durante il viaggio però, a bordo di una mitizzata Jeep d’epoca, ci sarà spazio per una serie di digressioni narrative così superflue, da sembrare inserite tanto per aumentare il minutaggio. Si avverte la matrice letteraria della sceneggiatura, tratta dal romanzo omonimo di Edoardo Nesi, che firma la sceneggiatura insieme a Laura Paolucci e allo stesso regista Eugenio Cappuccio. La storia sembrerebbe promettere chissà quali retroscena del personaggio di Vittorio, nell’attesa della rivelazione di chissà quali eterne verità, mentre in realtà il “messaggio” è ben poca cosa, alquanto banale, e pure il background dello scrittore gronda retorica di genere. Il suo personaggio inoltre sembra scritto in vista di una riduzione cinematografica con Giallini come prima e unica scelta del casting. Che sarebbe anche bello vedere Giallini alle prese con un personaggio diverso, sempre che sia possibile e il simpatico attore non sia diventato come Abatantuono, che riveste di se stesso qualunque carattere gli venga affidato. Qui si vede spesso costretto a pronunciare pensose massime che si avvicinano a quelle dei Baci Perugina, come fossero verità universali. A misurarsi con il puntuto scrittore troviamo Giuseppe Maggio, visto nella serie tv Baby e nel film Sul più bello, costretto a fare l’imbranato (afflitto pure da fidanzata antipatica), che si dibatte con comprensibile disagio, per poi trarre ispirazione e coraggio dall’incontro con una personalità così lontana dalla sua. Del resto La mio ombra è la tua è un on the road, e questa è la struttura tipica di questo genere di film. Isabella Ferrari fa una volta di più la femme fatale, unico perno (dichiarato solo alla fine) di tutta la faccenda. Perché il film è solo la storia di un grande amore, perché dietro tutto il disagio di vivere dello scrittore, questo c’era e poco più, e il film si conclude così pure in modo poco originale e anche un po’ fiabesco. E i problemi relativi allo scontro fra generazioni, alla situazione politica e sociale, all’invecchiare e al maturare, faccende difficili ancora oggi per ogni fascia d’età, non vengono minimamente approfondite, solo banalizzate.

Forzato, letterario

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