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La diseducazione di Cameron Post

I kissed a girl and i liked it (Katy Perry)

di

Usa, Montana, 1993: la giovane Cameron, sorpresa a fare sesso in macchina con la sua migliore amica, viene inviata in un centro di “recupero” per ragazzi deviati, per pentirsi e trovare la giusta via. Il posto è in mezzo alle montagne, gestito da una coppia fratello/sorella animata dal sacro fuoco religioso, non violentemente repressivo, ma ossessivo nel suo messaggio: quello che sei è sbagliato, devi guarire. Cameron, come gli altri, non ha un’età di certezze ed è anche una ragazza educata, non una di quelle che si spezzano ma non si piegano. Ma il contatto con tutti gli altri casi “clinici” del posto, le chiarirà definitivamente le idee. Difficilmente l’odio verso se stessi potrà tradursi in amore per la vita. Ambientare la storia 25 anni fa le toglie spessore perché si potrebbe pensare che si tratti di cose legate a tempi passati e che oggi la situazione sia ben diversa (mentre così non è, ancora oggi là e anche in Europa ci sono seguaci di questa teoria della “riparazione”, partorita dallo psicologo Joseph Nicolosi, come se l’omosessualità fosse un guasto da aggiustare). Se ne parla proprio nelle due ultime stagioni della serie Shameless. Del resto sono quelli gli anni in cui si sono svolte le vicende personali di Emily Danforth, dal cui libro, scritto però nel 2012, è tratto il film, che è diretto dalla newyorkese di origine iraniana Desiree Akhavan (attrice oltre che regista, autrice del premiato Appropriate Behavior). L’atmosfera non è violenta come in Mean Girls o altri film su cliniche in cui si “curano” i ragazzi ribelli. I partecipanti non volontari a questo campus sono oppressi da barbosi discorsi, riunioni verbose, sessioni di canzoncine evangeliche, edulcorate visioni della vita. Ma la buona fede dei gestori è patetica e fa intuire anche in loro strazi dovuti a un mondo dove proprio non si riesce a sconfiggere l’omofobia. E dove il giudizio degli altri può stroncare esistenze. Si avvertono fuori campo anche famiglie ostili, che hanno voluto liberarsi dall’imbarazzo di figli “diversi” e che sono le prime responsabili di tanta infelicità, di tali strazi nello spirito di giovani ragazzi, che se più deboli della protagonista, finiscono per spezzarsi. Educatamente musona la morbida Chlöe Grace Moretz, ben scelti gli altri attori, fa cui ci sono diverse facce note da serie tv, oltre a Sasha Lane, l’esordiente in Honey, duro film sul disagio di una gioventù emarginata. La diseducazione di Cameron Post è insomma un film adatto al nostro attuale momento storico, ma curiosamente retro-datato. Come delle vere casalinghe di Voghera, ci chiediamo perché, da quando Adamo ed Eva furono cacciati dall’Eden nudi e svergognati, la definizione dell’essere umano debba ancora passare attraverso la sua sessualità, si debba essere inquadrati e giudicati in base a chi ci si porta a letto. Ma pare che questi siano ancora, di nuovo, discorsi marziani per molti. O da casalinghe di Voghera appunto.

Militante

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