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La Befana vien di notte

Befana first!

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Che la Befana venga di notte e abbia pure le scarpe rotte lo sanno tutti. Non tutti però sanno bene dove abiti (non al Polo o in Lapponia come Babbo Natale), cosa faccia fra un 6 gennaio e l’altro, come si organizzi, chi l’aiuti, stretta fra un numero di richieste pari a quelle del più noto omone in giacca rossa, ma costretta a fare tutto da sola. Con in più anche l’aggravante di dover portare ogni tanto non un regalo, ma carbone ai più cattivi. Per Nicola Guaglianone (Jeeg Robot, L’ora legale, Indivisibili), autore della sceneggiatura del film La Befana vien di notte, l’anziana volatrice notturna vive in un paesino situato in una bella vallata montana in Alto Adige. Ed è un misto fra uno Highlander e un vampiro. E’infatti immortale (teme solo il fuoco), è in giro a fare il suo mestiere dal 1400 e qualcosa e questo le nuoce ovviamente sul piano dei rapporti sentimentali. Inoltre se si attarda nelle consegne e becca i primi raggi del sole, precipita come un pollo, perché la fida scopa smette di funzionare. Paola, questo è il suo nome terreno, di giorno è una normalissima bella ragazza, che allo scoccare della mezzanotte si trasforma nella poco attraente vecchiaccia (altro motivo per non avere fidanzati). Per vivere fa la maestra, di quelle brave e un po’ severe che non guasta mai. Un brutto giorno viene aggredita e rapita da Mr. Johnny, un magnate dei giocattoli, un grassone malvagio che in realtà è un ex-bambino deluso da una mancata consegna, tanti anni addietro. Lui vuole impossessarsi della lista di tutti i bambini accuditi da Paola, per subentrare nella sua attività. Ignora che un gruppetto di allievi particolarmente affezionati si è messo eroicamente in movimento per riportare la maestra a casa, senza immaginare che così anche loro salveranno una festa importante per tutti. Paola Cortellesi in questo ruolo è più sobria del solito, che non guasta. Il ciccione malefico è l’attore più sovrappeso del cinema italiano, Stefano Fresi, i ragazzini, dalle tipologie made in USA (il nerd, il grassottello, la carina, la saggia, il bullo, lo sfigato) sono tutti discreti. Effetti speciali di accettabile livello, bella colonna sonora, scenografie curate. La befana vien di notte, diretto con ritmo da Michele Soavi che passa senza sforzo dai suoi celebri horror e polizieschi al fantasy, è una gradevole fiaba natalizia, certo tutto è derivativo e sono chiaramente riconoscibili i modelli ai quali si è rifatta la sceneggiatura. Ma la “citazione” è godibile e il film sarà l’unico sugli schermi natalizi, oltre a Bumblebee, adatto all’intera famiglia (non dimentichiamo però su Netflix il simpatico Qualcuno salvi il Natale, con un mitico Kurt Russell). Non si scambi questo film per una versione al femminile dei terribili cinepanettoni che, su piccolo e grande schermo, anche quest’anno ci ammorbano con le solite compiaciute volgarità, spacciate per critica di costume. Qui come “sociale” abbiamo il ravvedimento del solito bullo, cosa che spesso accade nei film, nella vita vera è molto meno semplice, ma è Natale, pace in terra agli uomini (e alle donne) di buona volontà.

Natalizio, gradevole

7