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L'incredibile Hulk: Un divertissement per fan trascina il mostro rabbioso tra i rassicuranti supereroi

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Ci voleva l'improbabile, pardon L'incredibile Hulk di Louis Leterrier per scoprire che il solito incidente che consegna superpoteri incontrollabili a imprudenti nerd era illegale e irripetibile solo perché mancava il consenso informato.
L'ha scoperto il supercattivo Tim Roth, mercenario dal fisico asciutto e muscoloso ma avanti con l'età, verde d'invidia al cospetto del gigante pistacchio e desideroso di seguirne le orme.

Rinnegato il piccolo capolavoro di Ang Lee con Eric Bana e Jennifer Connelly, fan(atici) e appassionati volevano un Hulk più politicamente e filologicamente corretto, più rassicurante e banale del precedente, quindi anche più redditizio (più di 50 milioni di dollari nel primo week-end).
La storia dello scienziato Bruce Banner, che deve la sua mutazione alla sua presunzione - era tanto sicuro del suo lavoro, di cui non conosceva le finalità militari, da testarlo su se stesso - viene riscritta.
Troviamo un Edward Norton mai così muscoloso dai tempi di American History X fuggito in una favela brasiliana e operaio diligente, con compagni di lavoro buzzurri e una splendida e adorante collega (Debora Nascimento). Lui però non si può arrabbiare o eccitarsi troppo, vuole guarire e son 5 mesi che non ha crisi e pensa sempre a Liv Tyler, figlia del suo peggior nemico.

Due ore di noia rumorosa con una sceneggiatura scontata e poca inventiva visiva (trasformazioni e devastazioni rimangono fuori campo o quasi per tre quarti del film) rendono questo sequel "sostitutivo" un divertissement a uso e consumo degli Hulk-maniaci.
L'antieroe per eccellenza entra nel rassicurante olimpo dei (banali) supereroi, con i cammei esilaranti del creatore Stan Lee e dell'alter ego televisivo Lou Ferrigno.

(da "DNews")

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