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L’uomo dal cuore di ferro

Le grandi carogne della storia

di

Nonostante il titolo che fa pensare a una commedia sentimentale o a un film di arti marziali, L’uomo dal cuore di ferro, tratto dal romanzo HHhH (acronimo di Himmlers Hirn heißt Heydrich, Il cervello di Himmler si chiama Heydrich) scritto da Laurent Binet, è la biografia di un uomo che, restando nella metafora, il cuore non lo aveva di nessun tipo di metallo, semplicemente non lo aveva. Si racconta infatti la parabola di Reinhard Heydrich, il potentissimo gerarca nazista, personaggio meno noto di quanto meriterebbe. In seguito infatti il cinema si è concentrato su altri personaggi come Himmler, Göring e Goebbels, trascurando Heydrich, su cui ricordiamo film di diversi anni fa: Anche i boia muoiono di Fritz Lang e Il pazzo di Hitler di Douglas Sirk entrambi del ’43, il meno noto Gli eroi di Antropoid del ’65, E l’alba si macchiò di rosso diretto da Lewis Gilbert nel ’75 e il vergognosamente mai distribuito Anthropoid diretto da Sean Ellis nel 2016. Heydrich è stato uno dei più potenti gerarchi, stretto collaboratore di Himmler, addetto all’apparato di sicurezza e repressione delle SS, responsabile principale della pianificazione e dell’organizzazione per lo sterminio degli ebrei. Nel 1922, espulso dalla marina per uno scandalo sessuale, già noto per una sua insita brutalità, trova una donna alla sua altezza quanto a durezza e ambizione, che lo presenta a Himmler, allora alla ricerca di validi elementi da inserire nelle sue nascenti SS. Deciso a far scordare il suo disonore, Heydrich si getta anima e corpo nell’incarico, portando a termine con brutalità estrema rastrellamenti di oppositori politici prima, partecipando poi all’epurazione delle SA. le squadre d’assalto naziste (nota come La notte dei lunghi coltelli). Sul finire degli anni ’30 era stato inviato nell’occupata Polonia, dove aveva iniziato i rastrellamenti di ebrei nei paesini, con veloci stragi di interi villaggi. Esecutore e pianificatore convinto dello sterminio di massa degli ebrei oltre che di qualunque avversario politico, in casa era il solito padre affettuoso, marito invece traditore, come qualunque facoltoso dirigente (quanti serial killer ottimi vicini di casa ci sono nella storia), con una moglie che da alto borghese decaduta aveva visto in lui il veicolo per riconquistare la sua ambita posizione sociale (nel film è interpretata da una glaciale Rosamund Pike). Jason Clarke in versione ossigenata sceglie una maschera di impassibile fissità per il suo personaggio. Che mentre era Governatore del protettorato di Boemia e Moravia nel 1942 subisce l’attentato che gli sarà fatale, non tanto per le ferite riportate, quanto per un’infezione che sopraggiungerà velocemente. Al momento dell’attentato la prima parte del film si blocca, per passare a narrare la storia dei personaggi che l’hanno organizzato ed eseguito (l’operazione si chiamava Anthropoid), per riallacciarsi poi al momento della sparatoria e concludersi con la caccia feroce ad attentatori e fiancheggiatori e alla loro disperata fuga. Esecutori erano stati due cecoslovacchi, espatriati in Inghilterra dopo l’occupazione nazista, e lì addestrati e rimandati in patria per l’esecuzione. Gli attori scelti per interpretare i due uomini sono Jack O’Connel (Jan Kubis) e Jack Reynor (Jozef Gabcík), somiglianti come due fratelli. Nella narrazione entra anche il tema assai discusso della rappresaglia, perché si sapeva bene che per ogni nazista ucciso sarebbero stati sterminati 10, anche 100 civili e anche non ebrei. Nel caso di Heydrich infatti, per vendicare la sua morte, per terrorizzare la popolazione, oltre che per scovare i suoi attentatori, venne raso al suolo il villaggio di Lidice, assassinando tutti gli uomini e deportando donne e bambini, stessa sorte toccata al paese di Ležáky. Intanto la città veniva rastrellata a tappeto (in tutto si stima che furono ammazzati 5000 cechi). La morte di Heydrich ha avuto un effetto psicologico forte, nessun gerarca di quell’importanza era mai stato assassinato prima, e dopo Praga sarebbe stato assegnato a Parigi. Possiamo immaginare quale devastazione vi avrebbe portato. Ma si tratta di un tema delicato, ciascuno avrà la sua risposta. Il gerarca è stato soprannominato oltre che boia e macellaio, anche la Bestia, facendo così torto alla specie animale che mai ha toccato i vertici di crudeltà gratuita della cosiddetta “umanità”. Heydrich, responsabile del piano per la costruzione dei primi tre campi di sterminio tedeschi (diversi dai semplici campi di concentramento), Treblinka, Sobibor e Belżec, a quel tempo era stato sepolto nel Cimiero degli Invalidi a Berlino, dove la lapide è stata distrutta durante l’occupazione sovietica di Berlino, e la sua tomba è rimasta senza nome. Il regista Cédric Jimenez racconta senza particolari impennate stilistiche una storia che è bene conoscere e ricordare (mai come in questi tempi si tende a dimenticare, a minimizzare, a revisionare). È difficile impaginare in modo originale narrazioni di questo genere, che hanno soprattutto un intento storico/divulgativo, di informazione, e non è detto che l’originalità stilistica sia necessaria. Così il rischio è di essere tacciati di banalità. Potrebbe sembrare tutto banale ma non dimentichiamo che questa è anche stata la “banalità del male”.

interessante

7