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L’ultima ora

La fine di qualunque lezione

di

Un professore si butta dalla finestra della sua aula, durante la lezione. Per sostituirlo viene chiamato il Professor Hoffman, giovane e preparato. L’Istituto, un liceo prestigioso, è posto in un’idilliaca zona campestre, sovrastata però dalle gigantesche torri di un impianto nucleare. Ma siamo in Francia, lì è usuale. Il Professore, animato dalle migliori intenzioni, si scontra subito con un gruppetto di allievi, scostanti, sprezzanti, ostili. Sono sei, tutti superdotati intellettualmente. Non si rassegna però e, inascoltato dai colleghi che minimizzano per non complicarsi la vita, inizia a seguire i sei ragazzi, scoprendo comportamenti sconvolgenti, atteggiamenti misteriosamente violenti. Quello che gli sfugge è la ragione di tali azioni, il movente delle convinzioni della piccola setta. Quando lo scoprirà sarà troppo tardi. Per tutti. L’ultima ora, in originale L’heure de la sortie, è tratto dal libro di Christophe Dufossé e co-sceneggiato e diretto da Sébastien Mariner (al suo secondo film dopo Irréprochable). Il protagonista è Laurent Lafitte (Elle, L’arte della fuga), faccia già vista in molte commedie francesi, circondato da un gruppo di attori meno noti, e da un gruppetto di giovani interpreti, odiosi e irritanti come da copione. Il film è una specie di piccola lezione morale in forma di thriller (perché c’è un mistero inquietante da scoprire), indirizzato agli adulti in un modo che potrebbe incontrare l’approvazione di Greta Thunberg. Non vogliamo dire di più per non spoilerare e togliere curiosità allo spettatore. Anche se imperfetto, L’ultima ora è un film che incuriosisce nella visione e si chiude con un’amara verità. Certe volte l’allievo ha studiato meglio e di più del maestro.

interessante

6