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L’agenzia dei bugiardi

É sempre questione di corna

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Non c’è niente di tanto difficile ai nostri tecnologici giorni che mentire. Ogni bugia infatti può essere scoperta, anche casualmente, grazie all’incrocio di informazioni che la rete mette in contatto. Social del resto è un aggettivo che fa a pugni con privato. La categoria di bugiardi più affollata è senza dubbio quella dei traditori sentimentali, dei compagni fedifraghi (alla pari forse con i politici). Ottimo quindi l’idea di fondare una riservatissima agenzia, che fornisce alibi a prova di bomba, che inventa scusanti dell’ultimo minuto, che crea trame alternative che gettino luce diversa rispetto alla triste realtà, giustificare senza giudicare: on fondo sono sempre e solo corna. Il capo, il bel ragazzo Fred (Gianpaolo Morelli), ex piccino traumatizzato dalla separazione dei genitori causa corna, è un convinto sostenitore della propria attività, perché una buona menzogna è sempre meglio di una brutta realtà, e così si può salvare una famiglia dagli inevitabili traumi. Ma specularmente è anche un disilluso sentimentale cronico. Incontra però l’appassionata Clio (Alessandra Mastronardi) e se ne innamora. Anche la ragazza però non è una da lunghe relazioni e afferma di detestare i bugiardi, per suoi traumi precedenti. Così Fred è costretto a mentire sul suo lavoro, che sulla bugia si fonda. I problemi si aggraveranno quando Fred scoprirà che uno dei suoi facoltosi clienti (Massimo Ghini), da lui “protetto” con un’elaborata costruzione perché ha una relazione con una prorompente oca giuliva (Diana Del Bufalo), è il padre proprio di Clio. Tutto il gruppo si troverà riunito nello stesso villaggio-vacanza, dando luogo a una catena di incidenti paradossali. Intorno a loro ruotano due caratteriali dipendenti dell’agenzia, (Paolo Ruffini e Herbert Ballerina), e la mamma di Clio (Carla Signoris), moglie ancora avvenente e innamorata, troppo presa però dal suo lavoro di magistrato. L’agenzia dei bugiardi è il remake, per la maggior parte assai fedele, anzi proprio ricalcato, del film francese del 2017, Alibi.com, riscritto da Fabio Bonifacci, uno dei nostri migliori sceneggiatori, insieme al regista Volfango De Biase, di nuovo al lavoro dopo il più sentimentale Nessuno come noi. Il film è una spassosa pochade, diretta con ritmo, migliore delle ultime commedie italiane, da Natale a 5 stelle, già con Ghini, ad Amici come prima e alle due commedie appena uscite, Attenti al gorilla e Non ci resta che il crimine. E non solo per l’affiatamento del cast, diretto con l’intento di rafforzare la farsa ma senza eccessi fastidiosi, ma soprattutto perché non ha pretese di originalità o di “messaggio”, privo com’è di inutili allusioni politico/sociali. E si permette anche il lusso di prendere in giro argomenti oggi coperti dalla mania del “politicamente corretto”, come pregiudizi sui nomadi (con spassoso cameo di Gennaro Della Volpe, ben più noto come Raiz degli Almamegretta), maltrattamenti agli animali (stile Tutti pazzi per Mary) e molestie alle donne che vogliono fare carriera. Parlare invece di corna è consentito, è apolitico, è atemporale. Intendiamoci, L’agenzia dei bugiardi non è certo un film che resterà nella storia, ma nemmeno vi ambisce, si limita a mettere in scena una storiella innocua piena di agganci con la nostra quotidianità, senza la pretesa di farci ammazzare dalle risate, ma di farci sorridere sulle nostre umane stupidità.

accettabile

6