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Kung Fu Panda 3: Recensione

di

 

Mi familia

Po, il panda orfano, ingordo di dim sum e di affetto, insicuro e pasticcione, ha avuto la sua evoluzione, nel corso dei tre film che lo hanno visto protagonista. Da umile sguattero nel ristorante di famiglia, a Guerriero Dragone alla pari con gli altri Magnifici Cinque, discepolo prediletto del vecchissimo Maestro tartaruga Oogway, tollerato con disincanto dal molto cool Maestro Shifu.

Figlio apparentemente della simpatica e protettiva oca-cuoco, scopriva alla fine del secondo film che il padre biologico era ancora vivo. Adesso, nella terza puntata, arrivato al top di quelle che lui crede siano le sue capacità e già pago di ciò, scopre di essere prossimo al passo successivo, diventare lui stesso maestro. Ma per farlo deve riuscire a riconnettersi al suo "chi" interiore e gli sembra proprio di non riuscire a farlo saltar fuori dal suo tenero corpaccione giocoso. Riunitosi al vero padre-panda, lo segue in una specie di meravigliosa Shangri-La, rifugio inaccessibile in cui i panda si sono dovuti rifugiare per sfuggire al feroce She, il pavone albino che li voleva annientare (una profezia indicava infatti in qualcosa di bianco/nero l'unico ostacolo alla sua espansione). Lo segue con incrollabile affetto il padre putativo, ben deciso a non perdere quello che per lui è a tutti gli effetti un vero figlio. Dovranno lottare tutti insieme per salvare i loro mondi, minacciati dal bufalo Kai, ex allievo di Oogway fuggito dal mondo degli Spiriti, ben deciso a impadronirsi del Chi di ogni Maestro esistente per diventare invincibile. Kung Fu Panda 3 vede l'esordio come co-regista dell'italiano Alessandro Carloni, che si affianca a Jennifer Yuh Nelson, autrice del precedente episodio. Che risale a ben cinque anni fa, perché questo sequel è stato ritardato dal momento poco felice che ha attraversato Dreamworks, vuoi per problemi di concorrenza, vuoi per film che sono stati dei flop al botteghino (Turbo, Le 5 Leggende, Mr. Peabody & Sherman), con conseguenti licenziamenti e riduzione di budget. Realizzato in un buon 3D, mai indispensabile però, il film intrattiene piacevolmente, alternando animazione in 2D (come sempre nell'incipit), split screen, slow motion e accelerazioni improvvise, nelle molte sequenze di combattimento, a rendere più "cinematografica" e spettacolare una storia che è quasi una commedia di sentimenti. Per Po si tratta infatti del ricongiungimento con una famiglia originaria, che però non significa affatto abbandonare quello che si è costruito finora. La sceneggiatura (gli autori sono sempre Aibel e Berger) rimanda a tante storie avventurose e serissime che ci sono state proposte in passato, intrise di sacralità e dense di significati filosofici, stemperando la parodia nell'affettuosa ironia che è la caratteristica di questo prodotto, affidandoci una serie di massime di saggezza antica di cui sembra (ma solo sembra, chi volesse intendere...) farsi gioco. Il film prende anche molto allegramente in giro tutta la mistica dei film di arti marziali, con la riproposizione di gag divertenti, fra cui la famosa presa del dito "wuxi ", tutto con uno humor che riesce a far sorridere spesso gli adulti e deliziare i più piccini. Nel complesso il gioco riesce anche questa volta. Va dato merito a Fabio Volo di aver attribuito con il suo doppiaggio a comunicare la tenera imbranatezza di un personaggio amatissimo dai bambini e simpatico ai grandi. L'originale è sempre Jack Black. Il film veicola un messaggio mai invasivo o pedante sul ricongiungimento con le proprie origini, per capire chi si è veramente, accettando di potere essere molteplici, anzi la lì proprio traendo la Forza, imparando a usare le proprie caratteristiche, anche se possono sembrare debolezze. Quello che conta è crederci. A essere maliziosi si potrebbe notare che ci sarebbe anche una sottotrama che riguarda la presenza di due padri (problematica probabilmente meno sentita all'estero), che infatti da noi ha provocato lo sdegno del solito Adinolfi. Meno male che non ha richiesto di vietare il film ai minori di 18 anni.

 

 

siamo uno, siamo tanti

7