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Justice League

United We Stand

di
Ma quanto dispendio di energie fra persone incredibilmente dotate dal destino per salvare questo nostro mondo che piace sempre meno anche a noi fragili esseri umani, ogni giorno più brutto, più violento, più cattivo, più in affanno. Ne varrà la pena? Perché i Nostri davvero non si risparmiano e dolore e sofferenze costellano vite di sacrifici e sostanziale solitudine. Nemmeno Superman, che all’inizio di Justice League vediamo compresso in un video da iPhone, sembra avere la risposta. Quel Superman la cui morte ha lasciato questo mondo nel dolore, nel rimpianto e nel caos, perché mille nuovi cattivi, grandi e piccoli, hanno rialzato la testa. Unico a contrastarli è Batman, only human però, sempre più stanco e infortunato (Ben Affleck sempre bene in parte), che fa quel che può, devastato dal dolore e dal rimorso. Ma una nuova minaccia, di gravità immane, sta per abbattersi su questo pianeta e proprio lui, il più solitario di tutti, Bruce Wayne, si rende conto di non poterla fronteggiare da solo. Si deve fare squadra, si deve formare una Lega. E League sarà, grazie all’apporto dei nuovi compagni che faticosamente Batman recluta, dopo averli altrettanto faticosamente tracciati: Wonder Woman (la sempre carismatica Gal Gadot), impavida e solitaria, da vera Amazzone; Flash (un adeguatamente frastornato Ezra Miller), un ragazzetto allo sbando per disgrazie famigliari; Aquaman (Jason Momoa, bella scelta quanto a fisico e strafottenza), un sarcastico ribelle in fuga dall’autorità, e Cyborg, esito infelice del disperato intervento di un padre scienziato per salvargli la vita (Ray Fisher, non ben pervenuto). Tutti degli outsider, tutti solitari e renitenti combattenti, che vorrebbero proseguire nelle rispettive, isolate esistenze e che Batman farà fatica a far convivere. Insieme affronteranno il potentissimo Steppenwolf (Ciarán Hinds, personaggio reso totalmente in CG e unico punto debole del film) alla guida del suo esercito di Parademoni.
Justice League è diretto da Zack Snyder, dopo L’uomo d’acciaio e Dawn of Justice, ma rimaneggiato e completato da Joss Whedon, dopo l’abbandono del regista a causa del suo grave lutto famigliare. Whedon, cui sarà affidato il prossimo Batgirl, risulta come co-sceneggiatore insieme a Chris Terrio, anche se sua è la post produzione e la regia di molte scene rigirate e/o aggiunte. Certo questo Justice League, prodotto DC Comics/Warner, si adagia nel solco Marvel/Disney (cui Whedon sembrava appartenere), senza cercare una sua strada indipendente (ma quale, ormai?) e alcune sfumature del personaggio Batman sono state anticipate nel precedente Lego Batman (e non sembri blasfemo dirlo). Quindi visto lo spessore inesistente del villain, la storia sembra puro pretesto più che per scatenare l’azione (la raccolta delle tre scatole Madri, tematica elementare da videogame), per la “raccolta” dei componenti della futura Lega, contro cui in futuro dovrà schierarsi un ben agguerrito avversario (come si vedrà nelle scene sui titoli di coda, che sono due, una all’inizio e una alla fine, dirette da Whedon). Da non trascurare l’aggiunta di una bella parte della narrazione, dedicata a uno dei personaggi più amati.
Ma i due spiriti, quello più drammatico e d’azione e quello più pop e semplicemente avventuroso, perché così sono le diverse carriere dei due registi, si fondono dando luogo a un prodotto meglio riuscito di quanto i mal confezionati trailer definitivi lasciassero immaginare. Sono ben fuse le trame che presentano i vari protagonisti, il tutto senza eccessi melodrammatici e senza buttarla troppo sul ridere (come in Ragnarok), le loro interazioni non sono solo parentesi irrilevanti fra una scena d’azione e l’altra, ma piacevoli intermezzi che fanno da giusto collante alleggerendo l’insieme, salvando dalla monotonia della sequela di sfracellamenti estremi. Non perdono di intensità i personaggi di maggiore spessore (Batman, Wonder Woman) e si inizia a costruire quelli che li affiancheranno nelle future avventure. C’è spazio anche per l’ineffabile Alfred e per il sempre asciutto Commissario Gordon e anche per il mai interrotto rapporto di infinito amore fra Superman e la sua Lois (non diciamo di più), che è la sempre dolcissima Amy Adams. Le parentesi più leggere, le battute più divertenti sono affidate al personaggio di Flash, che sembra scritto apposta per fare il paio con il concorrente Spiderman, nel suo nuovo taglio nella saga Marvel (ma in un paio di azioni ricorda pure il Quicksilver degli X-Men). Danny Elfman ha preso il posto di Junkie XL e si concede piacevoli auto-citazioni d’epoca. Il film è stato drasticamente accorciato nel montaggio finale (il film dura 121 minuti e si parla di quasi un’altra ora di girato) e, come è avvenuto con la versione estesa di Dawn, confidiamo in un recupero integrale nell’homevideo.
 

Più che accettabile

7