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Jurassic World

Il caos non è solo una teoria

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Dal 1993 quante volte gli esseri umano hanno abbandonato di corsa la tristemente nota Isla Nublar, isole delle meraviglie che la geniale mente dello scienziato Hammond aveva ripopolato di una fauna estinta, meravigliosa ma letale? Già altre quattro volte e non poteva mancare una quinta, per la gioia di grandi e piccini. E tornano i protagonisti dell’ultimo Jurassic World, Owen e Claire (Chris Pratt, Dallas Bryce Howard) e ricompaiono il mitico Professor Ian Malcolm (Jeff Goldblum, cameo all’inizio e alla fine) e il pericolosamente noto genetista Henry Wu. Questa volta sono gli umani a correre in soccorso dei dinosauri, lasciati liberi a scorrazzare nell’isola saggiamente abbandonata, che però sta per collassare a causa dell’eruzione del vulcano. Quindi sarebbe cosa giusta e saggia lasciare che la natura faccia il suo lavoro, estinguendo di nuovo la specie. Ma quando mai l’uomo ne fa una giusta? Per malintesi sensi di colpa, per fisime ecologiste, per loschissimi interessi, per incosciente senso di onnipotenza, per pura pietà verso altre creature viventi, una missione parte, per portare in salvo il salvabile. Ovviamente, fra prevedibili spiacevoli sorprese, tutto andrà storto. Non del tutto, perché come sempre in questi film alla fine muoiono i cattivi (vili affaristi, odiosi riccastri, perfidi militari) e anche qualche buono di secondo piano, altrimenti ci si annoia troppo, mentre i buoni veri si sa che sopravvivono sempre (no, non è spoiler, è risaputo). Dinosauri compresi, che anche fra loro ci sono i buoni e i cattivi (e in generale i più cattivi sono quelli col cui DNA ha pasticciato qualche umano). Dato per assodato che da film che mettono in scena isole, dinosauri, esseri umani, catastrofi, assalti e fughe, eroismi e carognate, ci si aspetta che ne succedano di ogni, e che tutto sia succosamente sanguinolento ma nello stesso tempo mai troppo impressionante, anche questa volta lo spettatore potrà considerarsi soddisfatto. Alla storia, leggermente più articolata (e non è sempre un bene) del solito, si aggiunge un’originale sorpresina finale, sempre in tema clonazione, mentre il “gancio” con il probabile prossimo film lascia un attimo perplessi per l’ambizione del progetto, che porterà la situazione a espandersi ben oltre i confini di Nublar. Dirige Juan Antonio Bayona, che, pur con un buon inizio stile disaster movie, ci sembra più portato all’horror che all’action, e infatti i “momenti di paura” più riusciti a quel genere rimandano, ambientati nei lugubri meandri di un’antica magione goticheggiante. Per la sceneggiatura sono al lavoro Colin Trevorrow, già autore e regista del più lineare film di tre anni fa, insieme a Derek Connolly (Kong: Skull Island). I protagonisti principali erano più vivaci nel capitolo precedente, i nuovi di contorno sono tutti piuttosto scontati. Ma Blue si “mangia” anche letteralmente tutti. Il romanzo di Michael Crichton del 1990 non è mai stato tanto lontano.

Vedibile

7