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Juliet, Naked - Tutta un’altra musica

Una commedia anglo/americana

di

In una pacifica cittadina balneare inglese vivono Duncan e Annie, storia un po’ spenta dopo 15 anni di convivenza. Lui, insegnante con la passione per le serie tv, è assorbito dal culto per un cantautore americano, Tucker Crowe, un solo disco, Juliet, finito nella top 50 vent’anni fa e poi il nulla, scomparso da ogni radar. Ha un blog in cui lui e un gruppo di altri nerd come lui continuano a postare speculazioni, rimuginando su vita e disco dell’idolo perduto. Lei, incastrata a dirigere il locale minuscolo museo di storia naturale, sopporta con pazienza l’astrazione dalla vita reale del compagno, un po’ avvilita e rassegnata a una vita poco appassionante. Un giorno però la già provata Annie intercetta per caso l’invio di un nuovo cd di Tucker Crowe, Juliet, Naked, le stesse canzoni in versione “spoglia” e, davvero esasperata, scrive il suo disappunto sul blog, unico negativo fra tanti osannanti. Incredibilmente (meraviglie dell’internet) dall’altra parte dell’oceano Tucker legge e le risponde. Perché l’uomo è ben vivo e vegeto, solo da tempo ritirato a vita privatissima. Inizia così una corrispondenza fra i due, che ci fa conoscere le reali condizioni esistenziali di Tucker, ben lontane da quelle supposte dai suoi fan. La conoscenza virtuale diventa poi concreta perché Tucker deve venire a Londra per conoscere il suo primo nipotino e l’occasione è troppo bella per non sfruttarla fino in fondo. Questo porterà Tucker nella vita di Annie, nei luoghi dove la ragazza vive e dove ovviamente si scontrerà con l’incredulo Duncan, che mai sarà disposto ad ammettere la triste realtà: il suo idolo non è come aveva lungamente discettato, il suo idolo la pensa diversamente da lui e soprattutto ha vissuto le storie su cui Duncan e i suoi amici hanno lungamente speculato. E la realtà è ben diversa da quella immaginata. Ma il fan non ha forse diritto di far sue le opere che l’artista rilascia nel mondo? E di leggerle come meglio crede? E l’artista può demolire i sogni costruiti su di lui? Mentre queste riflessioni sono suggerite allo spettatore, imposte ai protagonisti, i rapporti fra i vari personaggi seguono con delicatezza i fili narrativi del sempre lieve Nick Hornby (il libro è del 2009) e dei suoi eterni perdenti, mai tragici, solo un poco appassiti e mai domi nei loro sogni, per arrivare a un finale romantico ma non sdolcinato. Dirige Jesse Peretz, che forse nella storia ha avvertito echi della sua vita, da fondatore della band Lemonheads, il cui leader, Evan Dando, potrebbe essere stato preso a modello per Tucker. Tutti, quando usciamo dai nostri sogni, dalle illusioni che ci siamo costruiti per consolarci di tante delusioni inevitabili, siamo costretti a misurarci con la realtà, che piaccia o no. E su quelle macerie si deve andare avanti, districandosi fra le pastoie che ci siamo costruiti con le nostre stesse mani. Juliet Naked è una deliziosa commedia romantica, spiritosa e attenta a descrivere delusioni del cuore non convenzionali. Protagonista è Ethan Hawke, stropicciato e spettinato in un ruolo bellissimo e vagamente autobiografico (quanti sprechi si fanno anche in certe vite ricche e famose). Che anche canta le canzoni di Tucker, ragazzo invecchiato senza sofferenza, col sorriso nonostante le molte cadute, tutte accuratamente ricercate e responsabilmente ammesse. Una certezza Rose Byrne, perfetta per il ruolo, così educata e rigida, sempre garbata nella sua repressione. Chris O’Dowd è il tipico maschio passivo aggressivo, tronfio alla necessità, umile se vede che le cose prendono una brutta piega, che riesce a intenerire per la sua bruciante, cosmica delusione. La storia rallenta un po’ nella parte conclusiva restando sospesa in un finale un po’ brusco ma realistico. Poi il resto lo si lascia agli spettatori, ai fan. Che potranno scriverne sui social e dire secondo loro come è andata a finire. Mentre i veri protagonisti andranno avanti a viverle, le storie di cui gli altri parlano.

Spiritoso, romantico

8