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JoJo Rabbit

Uomini forti, menti deboli

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Chi può essere così stupido da credere che gli ebrei, causa ovviamente di ogni male, abbiano corna e code demoniache e, fra le altre cose, dormano appesi a testa in giù come i pipistrelli? Giusto solo un piccino di 10 anni, che vive in divisa da piccolo nazista e il cui amico immaginario chi può essere se non Adolf Hitler? Siamo in Germania, in una cittadina di provincia, negli ultimi mesi di guerra in cui un regime morente si dibatte negli ultimi sussulti. La propaganda però non si ferma mai e cerca sempre nuova carne, indottrinando, addestrando anche bambini piccolissimi. Uno di questi è JoJo, protagonista del film JoJo Rabbit, scritto, diretto e anche interpretato da Taika Waititi, dopo What We Do in the Shadows e Thor: Ragnarok, ispirato al libro Come semi d’autunno di Christine Leunens. Privo di padre, lontano per cause legate alla guerra, JoJo vive con la dolce e amorosa mamma (Scarlett Johansson, splendida, sorprendente), che è preoccupatissima per la deriva fanatica che sta prendendo il suo piccino ma, ben conscia che con proibizioni e sgridate non si approda a molto, cerca solo di alleggerire il tono cupo della situazione, con tutto lo humor e la grazia di cui è capace, con tutto il suo amore di mamma. Ma è dura controbattere le fantasiose assurdità che diffonde Hitler nei suoi dialoghi immaginari. Anche perché il personaggio sembra un amichevole e buffo fanciullone. Chi più di un bambino solo, debole, soprannominato appunto Rabbit, diverso e quindi in cerca di uno più diverso con cui prendersela, può sentire il bisogno di una figura di riferimento cui affidarsi interamente, in una parola del famoso “uomo forte”? Quando JoJo scopre una ragazzina ebrea nascosta dietro un muro dalla madre, non se ne capacita. In questo modo è costretto a iniziare un confronto con quel nemico ridicolmente demonizzato, perché la ragazza è un’adolescente dolce, bella e colta. Ma la tragedia incombe e il ragazzino dovrà fare scelte che sembrano superiori alle sue possibilità. Ottimamente scelto il cast, il ragazzino esordiente Roman Griffin Davis, coetaneo del suo personaggio, è di bravura incredibile. La ragazza ebrea è Thomasin McKenzie, vista di recente come coprotagonista del bel Senza lasciare traccia, a fianco di Ben Foster. Sam Rockwell conquista con il suo folle Capitano Klenzendorf, capace di inatteso eroismo, protagonista di alcune fra le migliori scene. In ruoli minori compaiono Stephen Merchant (un ufficiale della Gestapo), Rebel Wilson, una caricaturale istruttrice nazista, e Alfie Allen (seviziato in Game of Thrones) che è un rimbecillito aiutante nazi. Splendido finale sulle note di Heroes cantata dai Ten Tenors, con il testo aggiornato ai versi di Rilke. Tutta la colonna sonora è ottima, l’originale è di Michael Giacchino ma sono assai ben scelte le canzoni aggiunte, segnaliamo sui titoli di testa una versione “germanizzata” di I Wanna Hold Your Hand dei Beatles. Il film è stato da più parti paragonato a La vita è bella, forse perché tratta un tema drammatico con costante umorismo (anche se maggiori sarebbero le similitudini con la poetica di Wes Anderson). Ma le somiglianze si fermano qui, perché l’intento del regista, di origine maori con madre ebrea, non è raccontare una storia di resistenza al Male, e nemmeno fare l’ennesima parodia dei nazisti, ma trasmettere un messaggio diverso, più preciso, più attuale. Cosa si vuole dire, in questo apologo surreale? Che solo i deboli di mente, deboli perché bambini o ignoranti, o in qualche modo feriti, possono credere ciecamente nella propaganda più stupida, nelle illusioni più assurde, nelle promesse più improbabili, ripetendo a macchinetta gli slogan più idioti. Sentire un bambinetto di dieci anni ripetere con stolida sicumera le idiozie di regime può far riflettere sui tanti che oggi, al pari di lui, in tv o sui social continuano a ripetere ossessivamente le stesse sciocchezze, i pregiudizi duri a morire, le balle più colossali. Sono adulti però, non bambinetti. Appena si cresce e si comincia a ragionare con la propria testa, si può trovare il coraggio di comportarsi da persone civili. É dura ma si può. Meditate, gente, meditate.

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