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JCVD: La storia della sua vita dentro e fuori il set

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Il set di un action movie allo stato puro. Un uomo solo in una specie di hangar, affronta un manipolo di spietati criminali armati fino ai denti. Gli tiene testa con la sua forza straordinaria e le sue arti marziali, e li sgomina. Perchè lui è l'invincibile eroe. Ma poi, proprio nell'ultimo istante di questo lungo e complicatissimo piano sequenza, una porta viene sbattuta con troppa forza e una finta parete del set crolla. Stop! Tutto da rifare. L'attore, quarantasettenne, è stremato ma impotente. Le sue lamentele e la sua stanchezza sono ignorate da un giovane e presuntuoso regista. L'attore è Jean Claude Van Damme e questo è l'incipit spiazzante di un film sorprendente.
La parabola discendente di un attore imprigionato in un ruolo divenuto castrante. Invecchiato, privato di ogni potere contrattuale, sommerso dai debiti (proprio lui, una star da milioni di dollari a film!) ed emotivamente distrutto per aver perso l'affidamento di sua figlia. E tutti i suoi tormenti deflagrano nel momento in cui Van Varenberg, l'uomo, si trova a doversi confrontare con una rapina tipica dei film del Van Damme attore. Che cosa fare? Agire da eroe, come molti magari si aspetterebbero, o cedere alla naturale paura di un uomo in fin dei conti comune?

La riflessione meta-cinematografica è affrontata con eccezionale maestria dal regista Mabrouk El Mechri e Van Damme ottiene, finalmente, l'agognato ruolo della (sulla) sua vita. Commovente l'interpellazione dello spettatore con l'attore che, guardando dritto verso di noi, confessa tutte le sue fragilità, tossicodipendenza inclusa. "Che cosa ho fatto della mia vita? Niente! Avete realizzato il mio sogno ed io ancora non vi ho dato niente in cambio". Le lacrime dell'uomo oggi ricordato quasi esclusivamente per aver portato John Woo a Hollywood ("senza di lui, starebbe ancora filmando i piccioni di Hong Kong!") trapassano lo schermo, arrivando fino allo spettatore che s'identifica con i dolori e i drammi di un uomo comune, spogliatosi con coraggio della sua maschera bidimensionale da supereroe invincibile.

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