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Io e Lulù

Recitare non come, ma con un cane

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Si potrebbe pensare che un film con un attore che interagisce e dialoga con un cane sia non solo un punto di discesa per la sua carriera ma un prodotto per bambini. Che in effetti potranno anche guardare e apprezzare il film, con qualche spiegazione da parte dell’accompagnatore adulto. Ma con Io e Lulù non siamo dalle parti né di un prodotto Disney né di un buddy movie uomo/animale tutto scontato. Perché se la storia inizialmente sembra ammantata dalla solita retorica militaresca, sempre fidelis, non man left behind, alla fina riserverà un messaggio opposto. Briggs è un Ranger dei Marines che dopo troppe missioni in Iraq e un brutto trauma cranico, è stato messo a riposo ed è tornato a casa, a fare panini per avventori poco simpatici in un negozietto. Perché (vecchio discorso) per i reduci non c’è niente, quando fanno ritorno dalle missioni in cui sono stati impiegati, thank you for your service e basta. Briggs vorrebbe fare ancora una missione in Medio Oriente, perché quella è l’unica cosa che sa fare. Ma i suoi superiori lo respingono, a causa dei danni cerebrali che ha subito. Un suo Capitano però stringe con lui un patto. Un amico e commilitone di Briggs si è schiantato contro un albero, lasciando il suo adorato cane, Lulù, nome vezzoso per un esemplare di pastore belga Malinois, una vera macchina per assaltare e ammazzare. Rimasto senza padrone il cane sta sbroccando e aggredisce chiunque gli si avvicini. Lulù è proprietà dell’Esercito, che può farne quello che vuole e infatti è stato già deciso che il cane, irrecuperabile, va soppresso. Prima però Briggs lo deve portare al funerale dell’amico a Nogales, per fare contenti i genitori. In cambio della complicata missione, Briggs sarà riammesso per un’ultima volta. Ovvio che i primi contatti fra Briggs e Lulù, che lui chiama semplicemente Dog, cane (titolo originale del film), saranno disastrosi e anche quando ci saranno leggeri miglioramenti, il cane sarà una vera fonte di continui problemi. Tutto avverrà, tappa dopo tappa, dallo stato di Washington all’Arizona, lungo una strada disseminata di incontri bizzarri e di avventure casuali, in cui l’uomo sempre più isolato dal contatto con un’umanità diversamente disturbata, diventerà il migliore amico dell’animale. E viceversa. Io e Lulù è un piacevole on the road con note comiche ma anche sentimentali, durante il quale uomo e cane si avvicineranno, imparando qualcosa di più su se stessi e sul resto dell’umanità, entrambi cresciuti come macchine per uccidere e quindi incapaci di sopravvivere in tempo di pace. Il che fa ben riflettere sulla retorica inizialmente esibita, ma senza dare lezioncine di nessun genere o fare atti di accusa drammatici. Il progetto è stato voluto da Tatum, dopo aver prodotto per l’HBO il documentario “War Dog: A Soldier’s Best Friends” insieme a Reid Carolin. Che poi ha voluto al suo fianco in questa che è stata la sua prima esperienza da regista. Carolin, produttore e scrittore dei film della serie Magic Mike, scrive la storia insieme a Brett Rodriguez, uno che ha lavorato già nel cast tecnico con Tatum in G.I. Joe e Dear John. Bella e curata la selezione di canzoni d’accompagnamento, mentre la colonna sonora è di Thomas Newman e si sente. Ben scelte le location specie quelle lungo la costa californiana e il deserto del Mojave, e ben scelte anche le facce del resto del cast, per un film che ha anche un comparto tecnico di qualità, e si nota. Insomma, molto meglio di quanto si potesse prevedere. Per grandi e piccini. La locandina ci tiene a rassicurare in anticipo gli spettatori, il che ci pare eccessivo e un po’ da spoiler.

Piacevole, sentimentale

7