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Io c’è

Perché no?

di
Da quante religioni ci facciamo guidare, imporre regole, consolare, minacciare (per non parlare delle innumerevoli sette). E quanti dei adoriamo, in quali paradisi e inferni pensiamo di finire, come premio o punizione per esserci assoggettati o meno ai dettami dell’ordine scelto? Quanti divieti ci siamo lasciati imporre, per poi tormentarci con i sensi di colpa per averli infranti? Quanto bisogno insomma abbiamo di qualcuno/qualcosa che ci guidi, ci incoraggi, ci sgridi, ci minacci, ci castighi, incapaci di andare avanti da soli in quella complicatissima e dolorosa faccenda che è la vita? Lo sciagurato Massimo (Leo), erede senza merito di una elegante palazzina d’epoca in bella zona di Roma, di guida avrebbe lui un grande bisogno. Ex ragazzo troppo allegro, ha messo la testa a posto come gestore di un piacevole B&B ma poi le varie ondate di crisi lo hanno messo in ginocchio. E nonostante tutto, l’Agenzia delle Entrate non dà respiro. L’algida sorella commercialista (Buy) non concede speranze, non resta che italicamente ingegnarsi. Visto il successo di un convento adibito a ostello che si trova dall’altro lato della piazzetta, favorito smaccatamente dal sistema fiscale, Massimo partorisce un piano all’apparenza folle: fonderà una sua religione, adibirà la palazzina a luogo di culto e finalmente non pagherà più le tasse. Con l’aiuto dello spiantato intellettuale (Battiston) e della preoccupata sorella, il piano ha inizio, sarà lo Ionismo, ciascuno dio di se stesso, a confrontarsi, farsi domande, darsi risposte da solo davanti a uno specchio, perché quella è l’immagine di dio. Assurdo, folle, ridicolo? Ma quante cose contraddittorie e illogiche sono propugnate dal fior di predicatori di religioni “ufficiali”? Il movimento Io c’è spopola, gli adepti aumentano, le scappatoie legali funzionano, soprattutto la gente, anche vicino a Massimo sembra davvero più felice. Pure Massimo si interroga su cose cui prima mai avrebbe pensato. Ma quando si va a trafficare troppo vicino al cuore (anima?) delle persone, non si sa mai cosa può succedere. Spiritosa satira della religione, bonaria certo e non rivoluzionaria, la tesi servita in Io c’è, diretto da Alessandro Aronadio e da lui scritto insieme allo stesso Edoardo Leo e a Renato Sannio, non dovrebbe infastidire nemmeno una platea ortodossa, perché si sa siamo in Italia e ci piace riderci addosso. Magari in un paese islamico provocherebbe una fatwa, chissà. Che le religioni si siano sempre portate appresso guerre crudeli, che tutt’ora questo avvenga, perlomeno come paravento di altri interessi, è indiscutibile. Meglio sarebbe abolirle e che ciascuno decidesse da solo nella sua cameretta a chi o cosa credere. Finirebbe come nello Ionismo? Forse non sarebbe così male.
 
 
 

spiritoso

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