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Instant Family

Cosa significa essere genitore

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Tema spinoso quello delle famiglie affidatarie, fenomeno in aumento viste le difficoltà legate all’adozione vera e propria, soggetto per molta fiction americana e anche serie tv. Qui si racconta di una storia realmente avvenuta. La simpatica coppia composta da Pete ed Ellie Wagner, due che lavorano sodo come immobiliaristi per permettersi un buon tenore di vita, arrivati sui 40 si rendono conto che è tardi per un figlio e che la loro vita non serve a granché se non a narcisistici intrattenimenti. Dopo qualche tentennamento entrano virtuosamente nel giro degli affidamenti, gestito da due energiche signore (Tig Notaro e Octavia Spencer). Per fare ancora meglio si accollano tre fratelli e si ritrovano con tre ragazzini ispanici in scala quanto a età. Lizzie 15, Juan circa 10 e la piccina Lita da asilo. Dopo i primi tempi da “luna di miele” affiorano le prime difficoltà, prevedibili data la tormentata storia dei tre, figli abbandonati da madre tossica e passati già per altre famiglia. I Wagner, pur grandi pasticcioni, sono però bravissime persone e ce la mettono tutta anche se sopportare capricci, ripulse e scenate li mette davvero in difficoltà. Lunga e tortuosa e disseminata di trabocchetti (specie per l’irruento Pete), sarà la strada che li porterà alla fine dell’avventura. La plausibile coppia, simpatica anche se davvero talvolta a un metro da terra, è composta dalla perfettina Rose Byrne e dal classico working hero della porta accanto Mark Wahlberg, con un bel gruppo di comprimari ben scelti a fare da “coro” fra cui spiccano Margo Martindale e Tig Notaro. Diretto da Sean Anders (Come ammazzare il capo 2), Instant Family è un film (un po’ troppo lungo) che cerca di raccontare spiritosamente una storia edificante, riuscendo quasi sempre a schivare le secche della melensaggine, anche perché se qualche volta una storia finisce bene, non è il caso di indignarsi. Nel finale come usa, vedremo le foto dei veri “foster parentes” che nel corso della narrazione sono stati tutti affettuosamente presi in giro, compresi i parenti di Peter ed Ellie, tutti casi umani uno peggio dell’altro. Sicuramente la famiglia perfetta non esiste, ma fra certe famiglie originali e certe affidatarie trovare delle brave persone è come vincere un terno al lotto. Poi si può meditare quanto le ferite comunque ricevute influiranno su ragazzi, ma qualcosa di buono almeno si è cercato di farlo, anche se il sistema non sempre aiuta come nel caso narrato. Dipende insomma sempre dalle persone, nel suo piccolo anche qui può valere il motto, “chi salva un uomo” eccetera eccetera.

volonteroso

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