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In guerra

In questo mondo “libero”

di

Francia, tristi giorni nostri, quelli del capitalismo senza regole (grazie Mr Reagan, grazie Mrs Tatcher), quelli del Mercato, Moloch mostruoso le cui leggi si subiscono e non si discutono. Una fabbrica di componenti per auto, sede francese ma proprietà di una multinazionale tedesca, deve chiudere, non perché non faccia utili ma perché non ne fa abbastanza per i suoi affamati azionisti, per gli stipendi d’oro dei suoi amministratori. 1100 operai resteranno a casa, 1100 famiglie senza più reddito in una regione depressa, con qualche migliaio di euro di buonuscita purché non rompano le scatole. Ma gli operai le scatole le rompono, si oppongono, dopo anni di sacrifici e rinunce accettati per continuare a lavorare. E inizia il solito balletto che ben conosciamo, comune a tutte le nazioni: scioperi, serrate, incontri con la proprietà, meeting con emissari del Governo, tavole rotonde fra padroni e operai, fra operai e sindacati, iniziative mediatiche varie, proteste, cortei, scontri con la Polizia, liti interne, rotture. Il Moloch però non si piega, si piegano alcuni operai davanti a qualche assegno consolatorio. Finirà in tragedia. Ma senza melodramma, asciuttamente, come con asciuttezza tutta la storia è narrata, mai drammone lacrimevole, mai pamphlet politico. Stéphane Brizé, già con Lindon nel suo precedente La legge del mercato, non si concentra sulle singole vicende di un qualche gruppetto di personaggi, come hanno fatto ad esempio Guédiguian e Loach, ma con una narrazione corale racconta attraverso momenti collettivi, le riunioni, le manifestazioni, le discussioni collettive, mettendo un attore noto come Lindon a interpretare sì un ruolo di leader, ma mischiato ai colleghi, con appena qualche breve tocco a delineare la sua vita privata. Che non conta, perché in quel momento conta solo la collettività. Tutto viene costantemente ripreso come se assistessimo alla vicenda attraverso dei telegiornali, ma immersi negli avvenimenti, mischiati ai personaggi anche quando l’azione si svolge nelle stanze delle trattative. In guerra è un film molto parlato, indirizzato a un pubblico attento e interessato, con un paio di momenti di eccezionale tensione ben incrementata dalle musiche di Bertrand Blessing. E ci lascia con un amaro finale, facendoci meditare, sulla pancia della figlia incinta del protagonista, su che mondo stiamo lasciando ai nostri figli, ai nostri nipoti.

Una lotta impari

8