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Il testimone invisibile

Tutto è recita

di

Adriano Doria è un rampante giovane uomo d’affari, con la sua azienda nel campo delle comunicazioni sta per concludere un accordo miliardario con i cinesi. Lo conosciamo mentre, agli arresti domiciliari, sul far della sera riceve la visita dell’avvocatessa Virginia Ferrara. Perché Adriano è accusato di aver ucciso la sua amante Laura, nota fotografa, delitto avvenuto in una stanza chiusa dall’interno, e la donna è stata inviata dal legale dell’uomo per ripercorrere ogni dettaglio della storia, per parare ogni colpo dell’accusa, tirare fuori ogni verità nascosta, per evitare il carcere al facoltoso assistito. Che di inganni è maestro, ma in questo caso si proclama energicamente innocente. Il tempo stringe, sembra che un testimone prezioso per l’accusa stia per essere ascoltato dal Procuratore, ci sono solo tre ore nella notte per arrivare al risultato che la donna si prefigge. Ma come scopriremo, la morte della bella Laura è strettamente collegata a un altro gravissimo incidente di percorso di Adriano. Che però si ostina a volersi considerare innocente su tutta la linea. La Ferrara insiste, lo mette alle strette, lo accusa, ipotizza scenari diversi che poi demolisce, insieme intrecciano ipotesi che si adattino ai fatti, mentre incalza senza tregua il suo assistito, come farebbe il peggior accusatore. Adriano è arrogante, sprezzante ma ha paura e fa bene. Chi sta tramando per incastrarlo? Alla fine della notte, la verità si saprà, e sarà un buon colpo di scena. Il testimone invisibile è il remake fedele dello spagnolo Contratiempo del 2016 (si trova su Netflix), diretto da Oriol Paulo. Il film, scritta dallo stesso regista Stefano Mordini (Acciaio, Pericle in nero) insieme a Massimiliano Catoni, potrebbe sembrare eccessivamente cupo e raggelato, con la sua fotografia poco luminosa, più livida e grigiastra nei flashback, tendente al marrone nella notte del presente, con il tono monocorde della recitazione, specie di Riccardo Scamarcio e di Miriam Leone, che disumanizza i loro personaggi. Ma ricordiamo che ci viene detto che tutti indossiamo delle maschere e tutti i personaggi infatti recitano un ruolo prefissato. E a quel ruolo sono impassibilmente fedeli fino alla fine, senza offrire mai allo spettatore uno spiraglio per simpatizzare, per fidarsi, per credere. Questo anche a scapito della plausibilità dei personaggi. Molti dei passaggi poco credibili o illogici, invece, fanno parte delle diverse narrazioni dei personaggi e delle ricostruzioni, dei rimaneggiamenti che volta per volta partorisce l’avvocatessa, per poi smontarli subito, sotto i nostri incuriositi occhi, mentre assistiamo ai fatti da vari punti di vista. Il testimone invisibile è un ottimo thriller per quanto riguarda la costruzione del mistery, mentre bisogna ricordare che è voluta la irrigidita impostazione degli attori, Scamarcio sempre ingrugnato, Leone algida e ovviamente sempre bellissima, troppo umano e bonario il padre Bentivoglio. L’unica ad accalorarsi a tratti è l’avvocatessa e alla fine capiremo perché.

efficace

7