MovieSushi

Il premio

Bisogna partecipare

di
Un premio è un omaggio, un riconoscimento, una gratificazione, una conferma. Sancisce che quanto fatto nella vita è stato fatto bene. È una carezza sulla testa da parte di un’autorità superiore. E carezze in testa non sono mai stanchi di cercare i due infelici figli del mitico scrittore Giovanni Passamonte, che sta per recarsi a Stoccolma per ritirare, ormai anziano, la conferma delle conferme, il Nobel. Il viaggio avviene in macchina, perché l’anziano, dispotico, caratteriale Grande Vecchio (Proietti) odio l’aereo. A guidare obtorto collo sarò il figlio maggiore Oreste (Gassman) ragazzone-adulto infelicemente cresciuto, che per reazione a cotanto padre è diventato un proletario qualunque, pochi soldi, poca cultura, poche ambizioni, nessuna certezza. Si unisce la detestata sorellastra Lucrezia (Foglietta), che per reazione a cotanto padre è una blogger sì coltissima ma frivola e vacua, arrogante e con ambizioni spropositate. Ad accudire la comitiva, si imbarca anche Rinaldo (Papaleo), figura indefinibile, indispensabile al padre, forbito uomo di fiducia tuttofare, maggiordomo, tramite fra il vile mondo e il letterato, che per lui ha rinunciato ad una vita propria. Mentre la strada si srotola, anche le vite dei protagonisti si svelano progressivamente, in un groviglio di torti e ragioni, di fraintendimenti e malintesi, di egoismi e incomprensioni. Da soli si muore, i rospi in gola diventano tossici.
Al loro meglio tutti i protagonisti (e finalmente un ruolo degno di un grande attore come Gigi Proietti), vero punto di forza della storia. Al di là di qualche scivolata di gusto per suscitare la risata più facile (la sceneggiatura è a tre mani, oltre a Gassman scrivono anche Massimiliano Bruno e Valter Lupo), Il premio si rivela un buon compromesso fra una storia che a tratti si intuisce molto personale e una commedia, non necessariamente “all’italiana”, perché anche da altre nazioni ci sono arrivate tante narrazioni di famiglie “creative” e devastanti (dai Tenenbaum ad altri film di Wes Anderson e poi di Baumbach, come Il calamaro e la balena, e poi Correndo con le forbici in mano e La famiglia Fang). E il “messaggio” finale non è zuccheroso, è semplicemente buon senso vecchio stile. Nel film, il pur abusato “on the road” percorre luoghi non troppo battuti (si passa per Austria, Germania, Danimarca e infine Svezia), mentre si verifica il solito ravvedimento operoso di tutti, perché nessuno è esente da colpe e, messo finalmente davanti alla propria situazione senza potersi ancora mentire, sarà costretto a fare una scelta, che si rifletterà sugli altri. Le famiglie più ricche culturalmente sono quelle in cui, come dice il detto popolare “quello che non strozza ingrassa”. Magari a costo di molte ore dall’analista, per imparare ad accettare quell’ingombrante fantasma che per sempre ci aleggerà intorno, quel genitore larger than life, che ci ha fatto tanto male, che ci ha fatto tanto bene.
 

piacevole

7