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Il meglio deve ancora venire

La certezza dell’amicizia

di

Ancora ai tempi della scuola, il Destino, con il suo particolare senso dell’umorismo, ha messo insieme due che più diversi non si può (gli opposti si attraggono sempre), che crescendo hanno continuato a essere sempre più differenti. Ormai ultra-cinquantenni, non potrebbero essere più lontani: Arthur è diventato un ansioso cronico, un topo da laboratorio che insegna all’Istituto Pasteur a intimoriti studenti, divorziato da una moglie che non lo sopportava più, apprensivo padre di figlia adolescente, mal visto da tanti perché davvero pedante e irritante. César invece è uno che un tempo si sarebbe definito uno scavezzacollo, un figlio di papà insofferente a ogni disciplina, abituato fin da ragazzo a godersi la vita in tutte le sue forme più superficiali. E tale è rimasto, un maturo Peter Pan, solo donne, casinò, ristoranti e bella vita, finito per di più in bancarotta, ma sempre seduttivo e irresistibile (pensiamo al Dujardin di Piccole bugie fra amici). Uno è un grumo di insicurezze, l’altro è il big bang di una vita. César va a cercare Arthur quando si ferisce durante il pignoramento della sua casa. In seguito alla visita però, Arthur scopre che l’amico ha un cancro avanzato e ormai incurabile. Cosa fare, come dirlo all’amico che in quel momento ha bisogno di supporto e slancio verso un nuovo futuro? Per una serie di fraintendimenti dovuti alle esitazioni croniche di Arthur, César finisce per credere che a essere ammalato sia l’amico e si getta a corpo morto nell’impresa di fargli passare gli ultimi mesi al meglio. Che è esattamente il progetto di Arthur nei suoi confronti. Fra avventure picaresche, infantili rivalse, grandi liti e grandi riappacificamenti, battibecchi e confidenze, il sodalizio fra i due procede verso una conclusione prevedibile, ma non scontata. Come in tutti i buddy movie, è ovvio che entrambi impareranno l’uno dall’altro, prendendo coscienza di limiti e difetti, rompendo muri interiori, riallineando le priorità, aguzzando o smorzando gli spigoli delle rispettive personalità. Ma comprendendo quanto la vera amicizia, a differenza dell’amore, sia una certezza. Come risucchiati dalla loro scia, anche altri personaggi beneficheranno del colossale equivoco. Intanto i due si allontanano sempre più dalla verità (anche materialmente, finiscono pure in India, alla ricerca di una cura miracolosa), riuscendo solo a produrre ulteriori equivoci, mentre la verità è sempre più vaga e una fine incombe. Eppure il Destino, sempre con quel senso dell’umorismo di cui dicevamo, troverà la soluzione migliore. Finale commovente e lieve, come solo i francesi sanno fare. Senza mai eccedere nel lacrimevole, pur trattando temi ricattatori (malattia, amicizia), il film Il meglio deve ancora venire riesce a essere spiritoso e toccante, grazie alla scrittura precisa dei due registi Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte, già autori del grande successo Cena fra amici (oggetto di un remake italiano per mano di Francesca Archibugi con il titolo Il nome del figlio) e della sceneggiatura di Mamma o papà? (remake nostrano anche per questo film, diretto da Riccardo Milani). Visto che anche due altri film che si possono accostare a questo, Quasi amici e Truman, sono stati rifatti, il primo negli USA, il secondo in Italia, stessa sorte potrebbe toccare a questo. Attenzione però a non sbagliare cast, perché qui il merito della riuscita del film va indubbiamente ai due interpreti: il solito sublime Fabrice Luchini al quale contende la scena Patrick Ruel, alle prese però con un personaggio più facile. Il rapporto fra i due, fra i due e il resto del mondo, funziona sempre, con quel restare in plausibile equilibrio fra il detto e il non detto, fra il vero e il frainteso, per riserbo, per propria timidezza, per educazione (da parte di Arthur), per César invece nello slancio donchisciottesco di chi ha finalmente trovato uno scopo nella vita, anche se in extremis. Ci hanno insegnato che in un viaggio non conta tanto la meta, ma come si affronta il percorso. Sante parole, specie se quel viaggio è la vita.

Allegro, triste

8