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Il libro di Henry

Le inattese strade del Destino

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Premettiamo che Il libro di Henry è un film che nel suo complesso ci è piaciuto, pur spiazzandoci in un paio di occasioni (o forse proprio per questo). Il problema è riuscire a spiegarlo senza spoilerare, perché il film è un bizzarro connubio fra una storia dark di abusi e un dramma famigliare lacrimevole, fra genitori amorevolissimi e altri che sono degli orchi, bambini tutti dotatissimi, alcuni adorabili e adorati, e altri succubi e abusati. Tutti però in balia di un destino crudele, che con l’ingiustizia che lo contraddistingue, si abbatte a caso dove meno si meriterebbe. In un delizioso sobborgo nella verde Hudson Valley, Henry è un adorabile (adorabile davvero) ragazzino di 11 anni (il Jaeden Lieberher di It), che accudisce come un genitore più che come un marito la mamma single, che si è sempre rifiutata di abbandonare il suo lato più infantile, cameriera nel solito diner di passaggio, con la bellezza un po’ sciupata di Naomi Watts. C’è anche un tenerissimo fratellino (Jacob Tremblay, quello di Room), che ha eletto Henry a suo cavaliere in luccicante armatura. Entrambi contano su di lui per essere difesi dai mali del mondo, la gestione delle finanze casalinghe, le bollette da pagare e la solitudine per la mamma, i bulli a scuola e la mancanza di un padre per il piccino. Henry è un ragazzo prodigio, con una capacità sia in campo scientifico che umanistico eccelsa. Un po’ esaltato dalla stima che gli piove addosso, Henry decide di salvare anche un’altra persona, la sua adorata vicina di casa, sua impossibile cotta, ragazzina troppo malinconica che vive da sola con un cupo patrigno. Che è Commissario di Polizia e quindi insospettabile membro della piccola comunità. Sbirciando infatti dalla finestra nelle sue notti insonni, Henry si convince che l’uomo abusi della ragazzina e architetta un piano complesso per salvarla, che annota con minuzia in un consunto quaderno rosso. Ma dovrà ricorrere alla madre ovviamente. Come fare a convincerla, a guidarla, dato che nel frattempo si è ammalato? Henry è sempre stato un appassionato dei marchingegni alla Rube Goldberg e pensa che anche con gli esseri umani le leggi della fisica funzionino con la stessa precisione. Raccontata così sembra una storia molto più banale di quanto sia in effetti (tratta dal fortunato romanzo di Gregg Hurwitz, che scrive la sceneggiatura) e per fortuna per una volta il trailer non spoilera ma incanala in questa direzione. Si lascia così posto ai due colpi di scena cui accennavamo all’inizio dell’articolo, che sembrano portare la narrazione in tutt’altra direzione, per poi ritornarci, ma tortuosamente e in modo improbabile, per poi risolversi in modo invece più plausibile. I due ragazzini sono di una bravura e professionalità davvero sorprendente e sono il punto di forza del film. Nei ruoli adulti abbiamo la fragile Naomi Watts mentre il villain è Dean Norris (Breaking Bad), una certezza per certi ruoli. Si fa notare per charme l’altissimo Lee Pace, uno di quegli attori che in alcune serie tv (citiamo l’ultima, Halt and Catch Fire) hanno dimostrato di essere più che capaci ma che su grande schermo non riescono a ottenere ruoli adeguati. Toccante e coinvolgente, pur mantenendo un tono molto controllato, Il libro di Henry, diretto da Colin Trevorrow (Jurassic World) e accolto assai tiepidamente oltre-oceano, è un film di difficile catalogazione quanto a genere (a parte il generico “drammatico”), ma riesce a trattare con un approccio originale un tema sempre attuale ma non nuovo (abusi su minori), e in generale l’umana difficoltà di vivere, per adulti e ragazzi, riuscendo a sorprendere e incuriosire.
 

I bambini ci guardano

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