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Il grande spirito

“Due destini che si uniscono”

di

Nella sua Taranto, Tonino (Rubini) detto spregiativamente il “Barboncino” è un delinquente di mezza tacca, un balordo che ha fatto terra bruciata nei suoi affetti più intimi, uno sciagurato sempre alla rincorsa del suo Eldorado, il colpo definitivo per fuggire dalla miseria quotidiana, fatta di espedienti e umiliazioni. Renato (Papaleo) è un povero minorato mentale, relegato a vivere su un tetto, convinto di essere un capo indiano Sioux nella sua riserva, Cervo Nero, a respirare quell’aria che a livello strada gli sembra venefica e che gli ha infatti portato via il papà, lasciandolo a crescere solo e indifeso. Cosa potranno avere in comune due personaggi così, come le loro vite potranno incrociarsi e interagire? Tonino, dopo un colpo andato male, fugge con il bottino dopo che i suoi complici si sono fatti beccare, si scatena la caccia all’uomo e mentre Tonino viene braccato dai suoi, un’altra banda incalza i suoi ex soci, in un tutti contro tutti da cui può trarre vantaggio. Si rifugia ferito su una delle mille terrazze della città e trova la protezione e le cure del povero Renato, che sembra lasciarsi incantare dalle storie inventate da Tonino, ma senza mai perdere una sua lucidità. Passano i giorni, l’assedio non cessa, come ne usciranno i due disgraziati quasi-amici? Su quella terrazza si troveranno due diversi tipi di relitti, sospinti là da diverse vite ma da un uguale destino di sconfitta. Sergio Rubini, oltre che interpretare Tonino, scrive la sceneggiatura insieme a Carla Cavalluzzi e Angelo Pasquini, e dirige un film che ricorda tante storie narrate dal cinema indipendente americano, quelle storie di perdenti senza speranza, che sempre sognano di acchiappare al volo l’ultima occasione, quei reietti della società emarginati perché diversi, sfruttati e sbeffeggiati. Intorno anche un paio di visi femminili ben scelti, donne diversamente belle ma entrambe con delle facce vere. Così come sono vere le rughe sulle facce dei due stravolti protagonisti, visi scavati che nessuna fotografia cerca di imbellire, perché sono brutti e sporchi e uno almeno non è certo buono. Il grande spirito è un film italiano che prova una strada diversa dalle solite commedie, di costume o di sentimenti, con un risultato onorevole, grazie soprattutto alla partecipazione dei due ottimi attori. Bella colonna sonora di Ludovico Einaudi, che si fa riconoscere. Sullo sfondo la distesa di cemento della città, i fumi e i fuochi lontani. E pensare che lì, una volta, erano tutte praterie.

Surreale, sentimentale

7