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Il coraggio della verità

Il coraggio di dirla

di

Starr è un’adolescente nera, bella e perbene, vive nei sobborghi di Garden Heights, ghetto di una grande città. Starr studia però in una high school di buon livello, frequentata anche da uno dei suoi fratelli, cosa che le permetterà un futuro migliore. Perché così ben pensa la sua famiglia, gente venuta su dal ghetto, che ha poi troncato pericolosi legami, pur decidendo di restare dove erano le loro radici. Il padre fin da piccoli li ha addestrati a non farsi ammazzare dai poliziotti bianchi (tema oggi così sentito da essere entrato anche in un episodio della commercialissima serie Grey’s Anatomy, oltre che in molti polizieschi), ma fa imparare a memoria anche i loro diritti come cittadini, dal programma delle Pantere Nere dei lontani anni ’60. La ragazza fra i bianchi cerca di comportarsi da bianca, anche perché la scuola impone a tutti gli studenti buone maniere e rispetto e correttezza politica. Ma così rinuncia anche alle sue radici. Quando finirà coinvolta in uno dei tanti ammazzamenti ingiustificati, unica testimone dell’uccisione immotivata di un suo amico d’infanzia durante un pretestuoso controllo di Polizia, Starr sarà però costretta a scegliere quale versione di se stessa essere, ritrovandosi a scomoda sia per i bianchi che per i neri, mettendo anche a rischio la pace della sua famiglia. Mentre infiamma la protesta civile, le autorità si comportano nel solito modo che non può che aumentare i disordini e preparare la strada a un futuro sempre meno integrato. Il titolo originale di Il coraggio della verità è The Hate U Give, tratto dal romanzo Young Adult scritto da Angie Thomas, nome che arriva dal gruppo di Tupac THUG LIFE, acronimo di The Hate U Give Little Infants Fucks Everyone (l’odio che dai ai bambini fotte tutti). Si tratta di una storia di maturazione in ambiti estremi, che affastella tematiche tutte validissime e ben descritte perché tutti i personaggi sono assai ben centrati (e ottimamente interpretati). Però è anche un film con molti difetti, è ripetitivo fino allo sfinimento (dura ben 132 minuti) nella reiterazione di certi ragionamenti, perché è chiara l’intenzione di lanciare un “messaggio” e per farlo si accumulano elementi narrativi anche similari, ribadendo gli stessi concetti più volte nel corso di avvenimenti la cui sequenza finisce per apparire forzata. Al netto di tante ridondanze però, la validità delle cose dette (e sono molte) rimane e sarebbe un bene che lo spettatore si soffermasse a rifletterci sopra, anche se adulto e non solo adolescente. E pensiamo che l’eccesso didascalico da questo derivi, dalla volontà di essere molto chiari. Certo anche qui ci sono bianchi buoni (il fidanzatino di scuola, una delle amiche) e neri cattivi (gli spacciatori, lo zio della ragazza), ma tutto è meno fastidiosamente schematico che nell’osannato Green Book o in Se la strada potesse parlare. Il merito è soprattutto nell’essere ambientato oggi, per non cercare di far credere che certe brutte cose signora mia succedevano negli anni ’60 ma oggi no, figurarsi. No, oggi succedono cose che in rapporto sono quasi peggiori, E non solo negli USA.

consigliato

7