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Il colpevole – The Guilty

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra

di

Labili sono i confini della Giustizia, checché ne dicano i regolamenti, con le leggi che pensano di definire, irreggimentare ogni variante del comportamento umano, e di conseguenza sanzionare con precisione ogni errore, ogni deragliamento, ogni colpa. Il colpevole è il titolo del bel thriller danese che arriva finalmente sui nostri schermi, a farci interrogare, a seminare dubbi. Conosciamo Asger mentre è al centralino del servizio di emergenza della Polizia. Capiamo che lui è un detective parcheggiato lì dopo qualche guaio, in attesa di giudizio, che però tutti sembrano immaginare a lui favorevole, anche se per rispetto dei regolamenti lo tengono un po’ a distanza. Con una certa cupezza di fondo, il giovane uomo assolve il suo compito con freddezza professionale, con il dovuto distacco. Finché prende una telefonato che poco alla volta lo coinvolge sempre più. Una donna lo chiama da una macchina, è stata sequestrata dal marito che la sta portando chissà dove, ci sono figli abbandonati in una casa, chissà dove, ci sono pochi indizi per trovarla, per evitare che la faccenda degeneri in tragedia. In Asger si risveglia il detective, gli addetti cui si rivolge si prendono carico della situazione ma lo invitano a chiuderla lì. Asger però continua a cercare, lo schermo del computer localizza le chiamate, aiuta nel risalire a targhe e indirizzi. Nelle sue orecchie solo rumori di fondo, altri centralini, altri uffici, e la donna che lo richiama e i suoi pianti e la figlioletta disperata e il marito deciso a non fermarsi e il traffico e le porte e le portiere che sbattono. Bloccato dietro la scrivania, Asger non può abbandonare la postazione, si chiude in un ufficio, sfora il turno, viene richiamato dal capo, guardato con sospetto dai colleghi. Ma lui indaga, scopre dettagli, che comunica alle volanti esterne, soprattutto si lascia coinvolgere sempre più e diventa attore dell’azione in corso, convinto di avere il polso della situazione. I regolamenti glielo vieterebbero ma il suo spirito di poliziotto gli fa mordere il freno. Dal suo ufficio Asger sembra entrare nella realtà, o in quella che gli fa vedere la percezione che ne può avere. Chi ha ragione, chi ha torto, nel dramma che si sta consumando dall’altra parte dei cavi telefonici, e soprattutto Asger ha agito bene o male? Chi alla fine sarà il colpevole? L’ottimo thriller, ben interpretato da Jakob Cedergren, si guadagna un posto d’onore nella categoria film “telefonati” (Locke, Cellular, In linea con l’assassino, Buried), nel senso che la narrazione si sviluppa esclusivamente grazie a una conversazione ai due opposti dell’apparecchio inventato dal nostro Antonio Meucci. Stringato (girato in tempo reale tutto in interno dall’esordiente Gustav Möller), ansiogeno, appassionante fino a tre quarti e poi ancora arricchito da un ottimo colpo di scena che fa comprendere fino in fondo il titolo e il dilemma di cui dicevamo. Chi salva una vita, salva se stesso?

sorprendente

8