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Il campione

Life Is a Battlefield

di

Christian è un giovanissimo calciatore della Roma, un vero genio del pallone che ha davanti un sicuro futuro professionale miliardario. Ma è rimasto il coatto che era, un bamboccio viziato dal successo e ignorante pure, perché sottratto agli studi dagli allenamenti e dagli impegni mondani. E inevitabilmente arrogante perché idolatrato dalle masse dei tifosi e dal giro dei suoi amichetti, tutti parassiti che gli stanno addosso per fare la bella vita, fregandosene di lui. E così ha maturato un pessimo carattere, fuori e dentro i campi sportivi, e l’esasperato Presidente della società è costretto a mettergli alle costole un insegnante. Pesca per caso Valerio, un tipo male in arnese, che non sa niente di calcio e non gliene importa, ma sembra di carattere, abbastanza per tentare l’ardua impresa: far prendere a Christian la Maturità e non solo come titolo di studio. Non siamo in un film Disney, eppure non si dubita del lieto fine, dopo gli obbligatori incidenti di percorso. Pur ricca di luoghi comuni nella costruzione dei due protagonisti, con una sceneggiatura che si adegua ai passaggi canonici del “Buddy Movie” e della storia di “redenzione”, Il campione si lascia guardare senza sofferenza. Merito dei due interpreti, Stefano Accorsi che riesce a rendere umano quel suo professore appesantito da molti cliché, e Andrea Carpenzano, che è credibile nella sua fragile strafottenza (lo ricordiamo nei film Tutto quello che vuoi e La terra dell’abbastanza). E se un professore che al giorno d’oggi non sappia cosa sia un follower lascia perplessi, è meno scontato il giovane calciatore ignorante, modellato su tanti casi veri che le cronache ci hanno raccontato. Anche il ritratto del suo entourage, sia professionale che privato, è realistico. Senza limitarsi al calcio, segnaliamo la serie Ballers in cui si mostra che nel football americano le cose vanno anche peggio, quanto a comportamenti autolesionisti.

Convenzionale ma

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