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Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno: Recensione

di

This is the end

 

Se anche Il Cavaliere Oscuro - il Ritorno fosse davvero l'ultimo capitolo della saga dell'Uomo pipistrello targata Nolan-Bale, non avremmo nulla da recriminare: è stato un finale col botto, in tutti i sensi. Christopher Nolan ha già dichiarato pubblicamente di aver rinunciato a proseguire una saga che, visti gli incassi e la fan base conquistata, difficilmente si fermerà al "numero tre" e Christian Bale, ormai inossidabile volto di Bruce Wayne nell'immaginario popolare, ha detto che tornerà a mettersi il mantello solo se dietro la macchina da presa ci sarà Nolan. Ovvero: addio ad entrambi.

E mentre aspettiamo di sapere chi raccoglierà il loro testimone, tiriamo il bilancio di una trilogia che, assorbendo, capendo e rielaborando perfettamente il mondo re-immaginato da Frank Miller, ha messo in scena un eroe stanco, dubbioso, fragile e crepuscolare, così diverso dall'universo pop di Adam West, dal gotico di Tim Burton e, soprattutto, dal vuoto feticista e kitsch di Joel Schumacher. Nolan, infatti, aveva così tanto metabolizzato l'opera di Miller ed era così sicuro del suo progetto da litigare con la Warner Bros rifiutandosi categoricamente di applicare ai suoi film il "giochino del momento", ovvero il 3D; tecnica che non gli avrebbe consentito di essere (o)scuro a sufficienza.

 

Riprendendo le fila della storia esattamente da dove terminava Il cavaliere oscuro, in questo terzo episodio sono passati otto anni dalla sconfitta del Joker e dalla morte di Harvey Dent/Due Facce. Batman è scomparso nella notte, addossandosi la colpa dell'omicidio di Dent per fornire al commissario Jim Gordonl'impianto teatrale perfetto per costruire una "bugia bianca" che salvaguardasse il Decreto Dent e assicurasse alla Polizia gli strumenti necessari per portare avanti un'efficace lotta alla criminalità organizzata di Gotham. Come conseguenza, le strade sono sicure ma Bruce Wayne, ferito e profondamente sfiduciato si è ritirato dalla vita pubblica e vive come un eremita in una zona del suo palazzo. Ma due episodi risveglieranno in lui la scintilla che lo riporterà in pista: la visita notturna della ladra Catwoman (una splendida e convincente Anne Hathaway) e, soprattutto, l'assalto a Gotham da parte del terrorista Bane e del suo piccolo esercito. Questa volta, però, l'Uomo Pipistrello, per vincere, dovrà, prima di tutto, ritrovare se stesso.

 

Una delle sfide più grandi, in questo nuovo capitolo, era portare sullo schermo un cattivo che potesse almeno reggere il paragone con il Joker di Heath Ledger, vero e proprio mattatore de Il cavaliere oscuro. E Bane, anche grazie alla recitazione molto fisica di Tom Hardy, è servito allo scopo; peccato che nella versione italiana lo abbiamo dovuto sentire con lo stucchevole e marcatamente teatrale doppiaggio di Filippo Timi. Alcuni critici, invece di esaltare le splendide scene d'azione e gli impeccabili effetti speciali (spesso dozzinali anche in Blockbuster di questo spessore...) si sono inutilmente soffermati su improbabili significati politici e, cosa ancora più assurda, su "ingenuità e semplificazioni nelle azioni e nelle motivazioni dei personaggi", dimenticandosi, forse, che la base di partenza è proprio un fumetto e che, nonostante le graphic novel di Miller siano praticamente letteratura, "certe ingenuità" stanno alla base di una costruzione narrativa di questo tipo. L'unica cosa, invece, sulla quale ha senso riflettere, nel contesto di un film quasi perfetto, è il finale (nel senso delle ultime sequenze), un po' affrettato e, forse, non proprio tutta farina del sacco di Christopher Nolan. E in questo contesto si può immaginare un fanta-dialogo avvenuto negli uffici della Warner Bros, in cui gli executive, dopo aver letto, magari, la prima versione della sceneggiatura, gli hanno detto: "Mr Nolan...un conto è lasciare la saga, un altro è  andarsene dopo averla chiusa a doppia mandata"....

Dark!

8