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I morti non muoiono

Uccidi la testa

di

Un uso forsennato del fracking ha provocato una variazione nell’inclinazione dell’asse terrestre, le giornate si sono allungate, le apparecchiature elettriche non funzionano più, le formiche sono impazzite, gli animali sono fuggiti via. Tutte stranezze che lasciano perplesso il vecchio Cliff, il capo della Polizia del paesello di Centerville (Bill Murray) e incredula la fragile poliziotta Mindy (Chloë Sevigny). Convincono invece l’agente Ronnie (Adam Driver) che sta per arrivare un’apocalisse a base di zombie. Ronnie ripete in continuazione, come un mantra, “tutta questa storia finirà male”, il contrario del rassicurante “andrà tutto bene” ostinatamente ripetuto fino all’estremo nei film amerikani. Mentre varie autorità governative forniscono spiegazioni risibili, nello stile riconoscibile dell’attuale Presidente, l’unico a capire tutto è l’eremita Bob (Tom Waits), che vive come un primitivo nella foresta che circonda l’amena località e una macchiettistica impresaria di pompe funebri (Tilda Swinton), che ha altri scopi. I morti non muoiono, diretto da Jim Jarmusch, regista certo non trascurabile, è un film profondamente deludente. Da un lato sembra farsi gioco dell’eccessiva drammatizzazione data alla figura dello zombie in serie di grandissimo successo come The Walking Dead. Dall’altro però si rifà con didascalica pesantezza al tema classico alla Romero (pure con palese citazione), nella raffigurazione degli zombie come defunti resuscitati che reiterano i comportamenti di quando erano vivi (vagano col cellulare in mano, interrogando Siri, cercando campo, bussano alle farmacie chiedendo oxi e così via), metafora ormai abusata del consumismo, che qui si vorrebbe contaminata da una presa in giro più “politicizzata” dell’attuale Sistema. Ma se queste sono le armi liberal, siamo messi molto male. Attori famosi e capaci come Bill Murray, Adam Driver e Chloë Sevigny, sembrano imbalsamati, mentre con una lentezza eccessiva e una staticità voluta, vengono posizionati affiancati, a enunciare le loro battute come pupi, frasette lapidarie solo talvolta spiritose, con quella “coolness” che sembra lampeggiare come un neon a sancire l’appartenenza a un club di gente che si fa l’occhiolino e capisce il witz. Anche la strizzatina d’occhio “meta cinematografica” che arriva verso il finale, è ormai fuori tempo massimo. Sia zombie che dischi volanti sono rifatti con uno stile che rimanda vistosamente ai B Movie del periodo d’oro, e lo stesso vale per lo splatter insistito. E pensare che Jarmusch sa fare assai di meglio. Questo è solo un divertissement innocuo, fastidiosamente autocompiaciuto, un vero spreco di soldi e attori (e di tempo per lo spettatore), che irrita perché di ben altro avrebbe bisogno una seria (e divertente e corrosiva) satira sui nostri tempi, che di materiale ne forniscono in abbondanza, quotidianamente.

deludente

5