MovieSushi

I Miserabili

Per tutti gli odiatori

di

Ma esisteranno ancora i Miserabili? Certo che esistono ma non sono più quelli di Victor Hugo. Sono quelli che vivono murati nelle periferie, senza lavoro, senza istruzione, senza speranza, ridotti a rifiutare le sirene del consumismo borghese, data l’assoluto impossibilità di accedervi se non delinquendo. È il primo giorno di pattuglia per agente di provincia Ruiz, che dalla tranquilla Cherbourg si ritrova nelle strade di Parigi. Viene destinato a pattugliare nel turno di giorno le strade del quartiere Montfermeil con due colleghi veterani di servizio. E’ una banlieu che i due conoscono come le loro tasche, in un’alleanza armata con i vari gruppi che determinano gli equilibri sulla strada. Questo serve per controllare l’amalgama ed evitare che sfugga interamente di mano, intrecciando rapporti di mutua utilità con i piccoli boss che hanno esteso il loro dominio nel vuoto delle famose “istituzioni”. Il meno nefasto di tutti sembra essere l’intransigente (ma coerente) leader mussulmano, caso forse meno raro di quanto si creda. Pochi, si spera o molti meno, quelli che diffondono messaggi di ostilità o addirittura terrorismo. I soggetti più indifesi, in balia dei due Poteri Forti che li dominano, boss adulti che infrangono la Legge o tutori della Legge da rispettare (e a entrambi devono sottostare), sono i ragazzini, nemmeno adolescenti, ai quali nessuno ha spiegato nulla dello Stato, entità lontana e astratta, di cui conoscono solo la longa manu della Polisse. I loro capi, gli adulti che si sono divisi il controllo del territorio, li usano e sfruttano come meglio credono. Ma è sempre nei giovani la rivolta. Solo che qui i giovani sono davvero giovanissimi, intorno ai 10 anni e poco più. E la loro rivolta feroce sembra senza senso, soprattutto è senza via d’uscita. Ad un certo punto qualcosa è andato storto, una serie di errori si sono sovrapposti determinando la situazione senza ritorno di oggi. Perché né destre né sinistre potranno mai rimediare, solo contenere i danni, sperando che questo fiume che scorre accanto a noi “diversi”, non incroci mai il loro, banalmente. Siamo tribù divise in altre tribù, frammentati nell’odio reciproco, nella diffidenza, nella diversità. E vani sono anche i tentativi dei pochi civili che ancora ci provano. Il film I Miserabili, scritto (insieme a Alexis Manenti e Giordano Gederlini) e diretto da Ladj Ly, originario del Mali, al suo primo lungometraggio dopo il corto omonimo, è percorso da una costante, estenuante tensione che pochi thriller potrebbero vantare. Il cast è composto da attori non molto noti, tranne Damien Bonnard, il protagonista, e pochi altri, ma tutti perfetti nel proprio ruolo. Il film riesce incredibilmente nel non essere né buonista di sinistra né forcaiolo di destra. Mette in scena, fotografa spassionatamente 30 anni dopo i nipotini dell’Odio di Kassowitz. Niente è cambiato in meglio, anzi solo in peggio. Senza speranza. Lapidarie le parole di Victor Hugo “non ci sono piante buone o cattive, ci sono solo cattivi coltivatori”.

consigliatissimo

8