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Hunter Killer – Caccia negli abissi

Ridere per non piangere

di

Finalmente! Dopo anni di terroristi islamici fanatici o profughi vendicativi dell’ex Jugoslavia, folli trafficanti di armi nucleari e miliardari megalomani, finalmente i “cattivi” ufficiali sono tornati a essere i russi. Nel film Hunter Killer, tratta dal libro Firing Point scritto da George Wallace, ex Comandante di sommergibili per la US Navy, e Don Keith, diretto da Donovan Marsh, si rischia il conflitto mondiale a causa di un generale russo guerrafondaio che organizza un golpe per discreditare il troppo mite (ai suoi occhi) Presidente in carica. Stile Gorbaciov insomma. Il folle congiurato simula uno scontro fra un sommergibile russo e uno americano, per scaldare un po’ l’atmosfera. Ovviamente gli americani mandano un loro uomo, su un altro sommergibile, a vedere cosa sia successo. Il generale, con la faccia tipica dei perfidi dell’Est, si frega le mani all’idea del caos che sta per suscitare, nemmeno lontanamente sfiorato dall’idea che magari una guerra nucleare non farebbe del bene nemmeno a lui. Ma non può immaginare che sulla sua strada troverà l’Eroe Americano per eccellenza, l’Uomo Tutto d’Un Pezzo, anticonformista, anarcoide, sveglissimo, lungimirante, decisionista, carismatico (che non uccide un cervo se fa in tempo a vedere che è un padre di famiglia). Ma non sono da meno i componenti di un commando mandato a recuperare il povero Presidente, nel frattempo finito sequestrato, sprezzanti del pericolo, veri badass solidali fino al suicidio. Si sarebbe portati a pensare che film così simpaticamente scemi non si facciano più, e invece a quanto pare no. Non che non ci si diverta, perché nell’accumulo di retorica e nell’ammucchiata di luoghi comuni del genere bellico/complottista si ride anche parecchio, peccato che quella non fosse l’intenzione degli sceneggiatori e del regista che invece si prendono molto sul serio. Alcuni scambi di battute fra Gerard Butler e altri personaggi avrebbero imbarazzato John Wayne, quanto a sguardi da macho, virili strette di mano, Uomini Veri e No Man Left Behind. Un dettaglio che denota la faciloneria con cui è stato confezionato il prodotto è nel doppiaggio, i russi fra loro parlano americano con accento russo, quando si incontrano fra di loro in presenza di americani parlano russo (abbiamo visto il film in versione originale), con esito esilarante. Anche gli effetti speciali sono abbastanza spartani. Come esempio di fine analisi psicologica dei personaggi, sarà chiarito però che non è che i russi sono tutti cattivi e gli americani tutti buoni. Ci possono essere anche russi buoni e americani cattivi. Non è fantastico tutto questo?

Spassoso, ridicolo

5