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Guardiani della Galassia Vol.2: Recensione

di

Sono tuo padre!

Il nuovo episodio di Guardiani della Galassia si annuncia tutto nella scena sui titoli di testa: un bunch of friends di fuori di testa, che mentre affronta un gigantesco, tentacolare, dentatissimo, mostruoso mostro alieno, con armi di vario genere, fra esplosioni e mazzate da orbi, non smette di lanciarsi battute e sfottersi ironicamente, coprendosi le spalle a vicenda.

Quindi azione e humor e niente pensosi dilemmi morali, solo amicizia, solidarietà, mutua comprensione dei reciproci traumi, che hanno fatto di tutti i protagonisti dei disadattati spaziali. Ma con sentimento. Insomma, Famiglia (Dom Toretto docet). Questa volta Peter rischia di scoprire chi sia suo padre, una specie di Dio (ma con la minuscola, come sottolinea ghignando) che si chiama Ego, un Celestiale, un ingravidatore universale che al suo confronto Giove era un bacchettone. Si lascia affascinare il povero Peter, ben felice di scoprire cotanta paternità (oltre che di avere poteri che ignorava), mentre più diffidente è Gomora, inquietata dalla sontuosa bellezza del pianeta su cui li porta Ego. Intanto però alle loro calcagna si sono scatenati i dorati abitanti del pianeta Sovereign, truffati dal gruppetto di mercenari, e anche l'inferocita sorella di Gomora costituisce un problema. Peter scoprirà chi davvero meriti di essere suo padre, stretto fra ben tre figure paterne, di cui la principale finora è stata David Hasselhoff, mentre sempre "non detto" resta ancora il suo rapporto con Gomora. Le interazioni fra i personaggi sono affidate a brevi dialoghi, spesso solo a battute esilaranti, fra un combattimento e l'altro, perché c'è sempre qualche galassia da salvare, se non la pelle pura e semplice, e tocca sempre precipitarsi a rotta di collo in mezzo a mostri, meteoriti, navicelle nemiche, avversari subdoli. I nostri eroi sono anche impegnati a lottare contro le rispettive caratterialità, che li rendono così irripetibili, in fondo fragili, bisognosi l'uno dell'altro, perché altrimenti chi si curerebbe di un ragazzone simpatico ma non tanto sveglio, di una poco socievole ragazza verde, di una montagna di muscoli tatuata, di un alberello che dice una sola frase per dire tutto, di un procione iracondo ed egoista? Chris Pratt si è incarnato alla perfezione nel suo Peter, vulnerabile bambinone mai cresciuto, nostalgico fruitore di tecnologie obsolete che ha mitizzato nella sua solitudine, nel suo bisogno di un passato accogliente in cui rifugiarsi, respinto come è stato dalla figura paterna. Per un tenerone non molto tecnologico come lui, il massimo dell'upgrade sarà Zune. Zoe Saldana con la sua Gomora, figliastra dell'odiato Thanos, ha sempre le sue fragilità di ragazza combattente, aggressiva ma donna in fuga dai sentimenti. Drax il distruttore (il roccioso Dave Bautista) si avventa ancora come uno schiacciasassi sui nemici con tutta sua imponente mole, detesta il ballo e passa il tempo libero a lanciare frecciatine alla tenera e complessata Mantis (Pom Klementieff), new entry della serie, mentre si conferma la rancorosa Nebula (Karen Gillan), la sorella cattiva di Gomora. Il ramoscello è cresciuto e Baby Groot è ancora personaggio capace di catalizzare la simpatia di tutte le platee (la vocina modificata è ancora di Vin Diesel). E come non essere fan dell'inseparabile Procione Rocket (che ha la voce di Bradley Cooper), definito sempre con nomi impropri, tutti altamente offensivi per un peloso suscettibile come lui. Michael Rooker, il fuorilegge Yondu rapitore di Peter, qui ha diritto ha più spazio e ci sorprenderà. Grande partecipazione dello splendido quasi-settantenne Kurt Russell e promettente new entry per Sylvester Stallone. Si amplia la banda, insomma, e si va avanti: nei nostri tempi bui, siamo tutti Groot (cit.). Ma non dimentichiamo che anche nei personaggi minori, la fantasia degli autori offre solo conferme, con descrizioni originali, con tormentoni spassosi. Stupenda selezione di canzoni, tutte puntualmente "dedicate" (il nastro si chiama Awesome Mix Vol.2), spiritose citazioni dei tanti miti, anche trash, degli anni '70/80, record di scene nei titoli di coda, sono cinque, da vedere tutte (anche Stan Lee questa volta ne merita due) e anche lungo le scritte ci sono immagini da individuare, da decifrare. James Gunn anche in questo secondo capitolo, che preluda a un terzo annunciato, calibra benissimo azione, humor, sentimento, sempre una battuta al momento giusto per sdrammatizzare, sempre una nota di umorismo a interrompere l'azione più sfrenata con leggerezza e ironia, come nei suoi film precedenti Slither e Super. Metterlo a capo di questo progetto è stata la scelta vincente, non c'è dubbio. I Guardiani della Galassia avrebbe tutte le carte in regola per diventare una serie tv di lusso, perché a personaggi così si può davvero affezionare un vasto pubblico trasversale.

 

Noi siamo ancora Groot

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