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Grandi bugie tra amici

Il tempo che passa

di

Come già dicevamo, scrivendo del precedente film Piccole bugie tra amici, di cui questo è sequel, le grandi amicizie sono meglio degli amori, ci si sceglie perché davvero ci si piace, perché davvero c’è comunanza di intenti e ideali, in quanto manca l’elemento di distrazione massima, l’attrazione sessuale. Ma la vera amicizia richiede dedizione assoluta, sacrificio, altruismo e non c’è nemmeno il sesso a compensare tanti sforzi. Un amico è più esigente e insostituibile di un amore, si “resta insieme”solo se ci si vuole bene davvero e guai a deludersi o tradirsi. Sempre incasinati, con i rapporti che li legano sempre più soggetti all’usura del tempo, alle rispettive accentuate caratterialità, ancora una volta si ritrovano gli amici di Max, lo stressato, collerico ristoratore di successo, pertanto ricchissimo, che periodicamente li ospitava nella sua bellissima casa a Cap Ferret. Si sono voluti bene da amici, si sono amati da amanti, si sono presi e lasciati e scambiati, nelle tante meccaniche che si possono instaurare fra persone adulte, che mai davvero sono diventate mature, responsabili. Tornano a sorpresa nella stupenda, amata villa dell’amico, che però da subito sappiamo essere in piena, grave crisi economica, intenzionato a non far però sapere a nessuno la sua situazione. Inoltre gli amici erano spariti da tre anni, per motivi che amici e Max leggono in maniera opposta. Sovrastato dall’invasione del chiassoso gruppetto, vari figli compresi, Max cercherà di tenere tutto in ballo, come un prestigiatore che cerca di far volteggiare per aria troppi oggetti. Reggerà la misteriosa alchimia che ha messo insieme il gruppo tanti anni prima o si frantumerà sotto il peso di tanta vita vissuta ormai separatamente? E la perdita immanente della casa, così satura di ricordi, potrebbe dare il colpo di grazia? Aleggia mai dimenticato il fantasma del meraviglioso amico Ludo (che era Jean Dujardin). Fra mangiate e bevute continue e la mai sopita ricerca dell’amore, del sesso, si comprende come i protagonisti in tutto quel tempo non abbiano proprio cercato di evolvere, di cambiare direzione, anche se gli anni della giovinezza sono sempre più lontani, ormai la mezza età incombe su tutti e su qualcuno ancora di più e il tempo per rimediare è sempre più corto. Peccato che nella raffigurazione dei vari personaggi si sia calcata la mano, più che nel primo film, rendendoli tutti un po’ più estremi e se non si conoscessero già dalla precedente narrazione, non si empatizzerebbe con nessuno di loro, perché azioni e reazioni sono portate all’eccesso. Anche un paio di virate più drammatiche nel sottofinale lasciano perplessi. Solo per un attimo gli ultimissimi fotogrammi riconciliano lo spettatore, grazie al balenare di un non-detto capace però di toccare il cuore. Vale sempre la bravura degli attori e la bellezza del posto (Gironda, costa atlentica), resta la riflessione del tempo che passa, delle cose che cambiano, della forza d’animo necessaria a andare avanti, che se uno non ce l’ha, se la deve dare, amici o non amici. Dirige ancora una volta l’attore Guillaume Canet, che nuovamente effettua un’ottima selezione di canzoni d’accompagnamento. Il titolo originale è Nous finirons ensemble, mentre quello del film precedente, Les petits mouchoirs, i piccoli fazzoletti, era una metafora per significare i segreti imbarazzi, quelle cose di cui uno quasi si vergogna e nasconde in tasca. Di tasche capaci ci sarà ancora bisogno.

Inferiore al precedente

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