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Gli occhi di Tammy Faye

Arricchirsi con la Fede

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A quali esigenze risponde il bisogno di fede, a quali bisogni di conferma, di consolazione, di rassicurazione? Nei momenti più difficili, personali e sociali, può essere un’ancora per non perdersi, per resistere e andare avanti a vivere in mezzo a dolori, malattie, ingiustizie. Per questo motivo chi sfrutti l’argomento per fare soldi, usandole esigenze di umili e bisognosi per avere successo e farci sopra tanti soldi, è una figura davvero detestabile. Parliamo dei famosi telepredicatori, di cui Wikipedia ci dice che “sono ministri cristiani, ufficiali oppure anche autoproclamati tali, che mostrano gran parte del loro ministero tramite la trasmissione televisiva. Il termine, telepredicatore, viene anche usato in modo derisorio dalla critica come insinuazione di esaltazione da parte di tali ministri. La tele predicazione, iniziata esclusivamente in America, diventò molto popolare specialmente tra i cristiani evangelici e in altre chiese cristiane”. Oggi, dove sopravvive, si fonda sulla dabbenaggine diffusa di una popolazione sempre più instupidita e credulona e forse è più grave perché il meccanismo si è spostato anche sulla politica. La categoria è nata negli Stati Uniti negli anni ’20, a quei tempi sfruttando solo il mezzo radiofonico, che permetteva di raggiungere anche persone lontanissime, perdute e isolate dalle distanze del grande paese. La pratica si era rinforzata negli anni della Grande Depressione/Disperazione, per trasferirsi poi sulle nascenti televisioni locali e decollare come realtà nazionale con l’avvento dei satelliti. Ne hanno parlato film come Assalto al Network del 1988, con Tim Curry, o Vendesi miracolo con Steve Martin ma con molto più cattiveria se ne tratta in due serie tv contemporanee, Filthy Rich e The Righteous Gemstones, ma anche più drammaticamente nella ripresa del personaggio di Perry Mason, nella serie che si è occupata dei suoi anni giovanili. Nella sempre depressa South Carolina, Tammy e Jim Bakker negli anni ’60 arrivavano da una vita misera e senza promesse. Capiscono subito, lui forse ancora prima di lei, che si poteva fare un business nel diffondere il Verbo, per essere di conforto ai tanti bisognosi (purché di anima semplice), per costruire una base sicura da cui procedere nella scalata al proprio personale successo, accumulando soldi, potere, influenza, e ancora soldi, unica possibilità di riscatto da vite altrimenti senza speranze. Scandali sessuali e finanziari in genere determinano la fine di queste avventure. I due nella loro veloce e spregiudicata volata verso il successo, hanno sicuramente fatto scuola. Star assolute della loro emittente, la PTL, con uno show che mischiava astutamente intrattenimento e messaggi morali, poco alla volta scalano la gerarchia del successo, inimicandosi anche per semplice invidia altri influenti colleghi, diventano star assolute di uno show, si buttano nell’immobiliare grazie alle donazioni immense che ricevono dagli ingenui affiliati e costruiscono un parco a tema definito la “Disneyland Cristina”. Il loro show aveva il tono di un Muppett Show per bambini un po’ tonti, simile nello stile alle tante televendite che però parlano di materassi o elettrodomestici e non della vita eterna. Alla fine degli anni ’80 uno scandalo sessuale farà scoppiare la ben più grave bolla della loro disinvolta finanza. Nel film Gli occhi di Tammy Faye, diretto dal Michael Showalter, la sceneggiatura di Abe Sylvia è tratta dal documentario omonimo di Fenton Bailey e Randy Barbato. Non si liquidi il fenomeno con sufficienza, giudicandolo la solita americanata che da noi non ha mai attecchito. Perché la coreografia delle adunanze, le argomentazioni usate, lo stile oratorio con annessi cori e cantatine varie in generale, ricordano pericolosamente tanti show motivazionali che abbiamo visto diffondersi anche in Europa, che comprendono anche le riunioni degli “adepti” alle famose truffe con schemi piramidali, in cui la convinzione dei partecipanti deve obbligatoriamente rasentare il fanatismo. Grande impegno da parte di Jessica Chastain, che recita con un pesante trucco per farla assomigliare maggiormente all’originale, che oltretutto si metteva sulla faccia makeup a badilate, fra cui foltissime ciglia finte (da qui il titolo del film), che si dilettava anche di musica, discreta cantante in stile Country (Chastain canta lei alcune canzoni). Andrew Garfield è il viscido consorte, reso ancora più mellifluo dal nostro doppiaggio, il detestabile reverendo Jerry Falwell, vero fascista omofobo, è affidato a Vincent D’Onofrio, che orchestrerà la vendetta nei confronti della coppia. La madre di Tammy è affidata alla brava Cherry Jones, faccia nota da infiniti film. In conclusione, mentre racconta una storia di astuzia, cinismo e ipocrisia, una classica storia di truffatori, Gli occhi di Tammy Faye si concentra sulla figura femminile, che alla fine riesce più simpatica e giustificabile di quella del marito, perché ci fa empatizzare con una donna che era stata una povera ragazzina, figlia illegittima in anni e luoghi di bigotto moralismo, che per compensazione da tante umiliazioni si era buttata a corpo morto nell’amore per Cristo, aveva incontrato un frustrato gay represso che nel matrimonio aveva visto la scusa per sentirsi “normale” e in lei aveva trovato pure la spalla ideale per scalare il successo nel suo settore, sfruttando spesso il carisma, la determinazione e anche la bellezza da bambolina country della compagna. Che però, ben più illuminata del marito su argomenti come l’omosessualità, pagherà il suo benessere con tanti disagi, con il disprezzo di tanti colleghi del marito, l’incomprensione della severa madre, la solitudine fisica e sentimentale con conseguente caduta nelle droghe, subendo ingiuste punizioni e penitenze pubbliche, accettate in nome del bene comune oltre che della sua cieca fede religiosa. E quando il castello crollerà, accetterà con dignità di sopravvivere da persona comune. Anche se sui titoli di coda vedremo, insieme alle vere facce dei protagonisti, anche quale destino li abbia attesi. E sia Faye che il marito, una volta scontata la pena, hanno ripreso il vecchio mestiere. Inguaribile la propensione umana a farsi prendere per i fondelli, dai predicatori ai politici.

Una storia sulla credulità umana

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